Il bar chiude: «Droga, prostitute e crollo consumi. Forse vado all'estero»

Il Piano perde un altro pezzo, il bar chiude i battenti dopo due anni di attività e il titolare spiega cosa c’è dietro alla scelta di abbassare la saracinesca

Mina Bar

Meno attrazioni, meno clientela se non quella di origine straniera «che non è certo una grossa consumatrice». Ma dietro alla recente chiusura del Mina bar di Corso Carlo Alberto c’è anche il volto trasformato negli anni di un quartiere diventato terra di nessuno. L' ormai ex gestore del locale, ha deciso di chiudere tutto e con rammarico spiega i suoi perché: «Il quartiere è diventato quello che è, italiani ce ne sono sempre meno e devi lavorare con clientela albanese, rumena, cingalese. Gente normalissima ma che non è una certo una gran consumatrice». Una questione commerciale, spiega Camponi, ma non solo: «Quando sono le 20,30 i locali chiudono perché non hai spazio per poter lavorare e la sera il quartiere diventa terra di nessuno. La gente anziana ha paura, non sono successe mai cose eclatanti se non la rapina a un uomo lo scorso ottobre con il coltello alla gola, ma a una certa ora escono fuori gli sbandati. Le prostitute extracomunitarie ci sono la mattina, il pomeriggio e la sera e per queste cose non serve certo la mia testimonianza, sono sotto gli occhi di tutti. Poi c’è anche lo spaccio di droga». 

Il Mina ha aperto nel 2016 e lo scorso 31 dicembre ha cessato l’attività: «Sto cercando di venderla- spiega Camponi- abbiamo altri progetti che potrebbero portarci anche fuori dall’Italia, ora è prematuro parlarne ma questa possibilità c’è. Ci prendiamo qualche giorno di riflessione e vogliamo valutare bene la scelta». Il Piano è cambiato, lo dice la maggiorparte della gente che ci vive o ci lavora: «Perché uno dovrebbe venire qui?- si chiede l'ex titolare- non ci sono più attrazioni e il Comune dovrebbe fare qualcosa, non abbiamo avuto neanche iniziative per il Natale. Fino a qualche anno fa c’erano il cinema e il mercatino, ora per gli ambulanti non ci sono neppure le prese per la corrente». Il futuro del quartiere? «Oggi al Piano vedo più bar che consumatori, ce ne sono 5 insieme a un fotografo, un kebab, 3 pizzerie al taglio ma credo che di questo passo resteranno solo le attività storiche». La scorsa estate il negozio di calzature “Romolo” ha abbandonato piazza Ugo Bassi dopo 47 anni di attività. 
 

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