Picchiata dal marito che voleva i soldi, si presentano in niqab davanti al giudice

Il collegio presieduto dal giudice Giovanni Spinosa ha condannato un uomo residente a Falconara per maltrattamenti in famiglia

Donna col niqab - foto di repertorio

Lei si spaccava la schiena tutto il giorno facendo la badante a 900 euro al mese per poi tornare dalla sua famiglia e prendersi cura della casa, del figlio e del marito. Lo stesso coniuge che, al contrario, non solo non avrebbe mai collaborato nelle faccende domestiche, ma la picchiava duramente quando si rifiutava di eseguire i suoi diktat. Fino al giorno in cui, secondo le accuse del pm, non sarebbe stata malmenata dal marito e dalla cognata che volevano portarle via 100 euro. Per questo oggi il collegio presieduto dal giudice Giovanni Spinosa ha condannato a 1 anno e 8 mesi di reclusione un bengalese, 31 anni residente a Falconara, per maltrattamenti in famiglia. Assolta invece la sorella di lui accusata di rapina nell'episodio dei 100 euro. Sentenza arrivata dopo aver ascoltato sia la parte offesa che l'imputata, entrambe presentatesi con il niqab. Completamente coperte come vuole la tradizione islamica, fino anche a coprire le mani con i guanti. Addirittura integrale per l'imputata presente nell'aula di tribunale. Un fatto apparso ancora più irrituale quando la cognata, di cui si intravedevano solo gli occhi, è salita sul banco dei testimoni. Una scena di fronte alla quale il presidente della corte è stato costretto a chiedere alla donna di scoprire almeno la bocca.

Secondo quanto ricostruito dal pm Serena Bizzarri nella sua requisitoria, in più occasioni l'uomo aveva colpito la vittima: moglie di 22 anni sposata in Bangladesh. Schiaffi e pugni ogni qual volta si rifiutava di assecondare le sue richieste. Come quella volta in cui lei stava dando da mangiare al bambino e lui pretendeva che lei gli passasse subito l’acqua, l’uomo ha perso subito la pazienza e l’ha picchiata. «Noi discutevamo e litigavamo poi lui, appena c’era un problema, perdeva subito la pazienza» ha testimoniato la giovane, che poi ha raccontato il fatto da cui è scaturita la querela. Era il marzo del 2014 ed era tornata a casa dal lavoro quando lui voleva i soldi della giornata. Lei si è rifiutata e così giù botte. Cazzotti in faccia e sulla schiena mentre la cognata della vittima avrebbe tenuto la giovane moglie per i capelli.

Giacomo Girombelli-2Accusa caduta per la cognata, insieme a quella di rapina per il marito, come richiesto dall’avvocato difensore Giacomo Girombelli (in foto), che nella sua arringa aveva spiegato che non si poteva parlare di rapina, altrimenti «perché portare via 100 euro su 300 che erano nella disponibilità della 22enne?». Ma la violenza c’era stata, tanto che i Carabinieri, una volta arrivati sul posto, hanno visto la giovane bengalese chiaramente scossa e con una vistosa ferita al labbro. Ma l’uomo si è sempre giustificato dicendo di aver mosso qualche spintone e nulla di più. Per la difesa non avrebbe retto neppure l’accusa di maltrattamenti perché, a processo, sono emersi due casi di violenza nell’arco di 2 anni. Tuttavia i giudici hanno dato più credito alla versione della pubblica accusa, che comunque aveva chiesto la condanna a 4 anni e 2 mesi per un marito ritenuto padrone e violento, al punto da meritare la sentenza di condanna. Ma non la separazione della moglie che infatti, alla fine, non ha lasciato quel compagno violento e anche oggi, nel giorno del processo, è entrata e uscita dal tribunale dorico al suo fianco. 

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