La corsa del bagnino-arbitro: «Così abbiamo salvato quel bimbo»

Un’anestesista e un’infermiera in vacanza, il padre del piccolo e i bagnini hanno salvato il piccolo da morte certa. In quella squadra di angeli c’era anche un giovane arbitro 

Simone Brocchini

Non è stato lui a tuffarsi in acqua per portare a riva il bambino 5 anni che aveva perso i sensi nello specchio d’acqua davanti alla spiaggia di Marcelli. Non è neppure stato lui a praticare le manovre salvavita che hanno strappato il piccolo alla morte, ma i polmoni e il fiato di Simone Brocchini hanno giocato un ruolo importante nelle operazioni di salvataggio. 19anni, studente universitario, bagnino di terra d’estate e arbitro degli juniores regionali d’inverno. 

Alle 11,30 di domenica scorsa c’era anche lui nel posto e al momento giusto: «Il mio lavoro è quello di accompagnare i clienti agli ombrelloni ma in quel momento una signora mi ha chiamato dicendo che un bambino stava male». Simone non ci ha pensato due volte e con lo stesso scatto che avvia sul campo da calcio ha raggiunto i bagnini di salvataggio per avvisarli di quello che stava accadendo: «Mentre correvo? Ho cercato solo di restare il più lucido possibile ma i bagnini erano già stati allertati, forse tramite le radio trasmittenti con cui lavorano, e stavano già andando sul posto». I polmoni di Simone però non avevano finito il compito. Il 19enne si è precipitato sulla litoranea ed è stato lui a portare gli operatori del 118 sul bagnasciuga dove Claudia Galmozzi, anestesista in una struttura milanese e in vacanza a Numana, aveva strappato il piccolo alla morte praticando le manovre di rianimazione con l’aiuto di un’infermiera. «Il bambino l’ho visto per un attimo, era cosciente poi è arrivata tanta gente insieme ai soccorritori, non sono riuscito più a vedere nulla e sono tornato al mio lavoro. Spero che il bimbo stia bene».

Secondo le ricostruzioni il piccolo era entrato in acqua insieme al papà quando, forse a causa di un’onda che gli ha fatto ingurgitare l’acqua, ha perso i sensi. E’ stato proprio il genitore a chiamare aiuto mentre lo portava in braccio verso riva. L’appello è stato raccolto dagli altri bagnanti e dai bagnini di salvataggio che sono intervenuti tempestivamente insieme agli operatori sanitari in vacanza. Tra quegli angeli, che hanno lavorato di squadra senza neppure conoscersi, c’era anche Simone: «Sono contento di aver potuto dare una mano anche se oggettivamente c’è stata gente che ha fatto più di quello che ho fatto io».
 

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