La Finanza anconetana scopre la nuova frontiera della contraffazione: la legal fake

Il meccanismo che porta al paradosso del legal fake consiste nella registrazione di un marchio che esiste già in altre nazioni

Foto di repertorio

Sequestri in tutta Italia di abbigliamento, oggetti e skateboard con marchi contraffatti dei noti brand del settore dello streetwear Supreme e Thrasher per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro e 7 persone denunciate. Ma quello messo in atto dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Ancona non è un sequestro qualsiasi perché si tratta della prima maxi inchiesta in Italia su marchi contraffatti ma, e questo è il grande paradosso, regolarmente registrati e dunque legali. Così la Procura di Ancona è stata la prima in Italia e scoprire e stroncare un nuovo fenomeno nell’ambito della contraffazione che viene chiamato “legal fake”, tradotto: copie legali. 

Come un illecito diventa legale

Il meccanismo che porta al paradosso del legal fake consiste nella registrazione di un marchio che esiste già in altre nazioni. Per la legge italiana è possibile registrare un marchio purché non contrasti con le leggi in materia di ordine pubblico e con la pubblica morale. Dunque se si registra in Italia un marchio già esistente in altri paesi, che magari trovano sbocco in mercati di nicchia, si potrà vendere un prodotto simile all’interno del libero mercato dell’abbigliamento. 

Il caso di Supreme e Thrasher

E’ stato proprio questo il caso di Supreme e Thrasher, cioè marchi di moda streetwear famosissimi in tutto il mondo, la cui vendita avviene però solo in pochi negozi nei vari continenti. In Europa ad esempio il marchio Supreme originale si troverebbe solo in 2 negozi a Londra e Parigi. Così , stando alle indagini delle Fiamme Gialle, aziende e imprenditori hanno sfruttato il sistema italiano per appropriarsi illegalmente riproducendo delle copie, a volte con differenze estetiche nei loghi. Non i classici tarocchi da bancarella, ma vere copie legalizzate commerciate sul territorio nazionale in negozi anche importanti dove nessuno penserebbe mai di acquistare quella che alla fine dei conti è una vera e propria imitazione. 

Blitz e sequestri in tutta Italia

La Finanza anconetana ha così dato il via all’operazione "Golden Brand” nelle Marche, Emilia Romagna, Puglia, Campania, Sicilia, Lazio, Toscana, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, ponendo sotto sigilli giubbotti, jeans, pantaloni, felpe, maglioni, t-shirt, cappelli, zaini, trolley, skateboard ed molto altro. Anche grazie alla collaborazione dalla Guardia di Finanza di Rimini, Barletta ed altri Reparti del Corpo. Molti blitz sono scattati anche in provincia di Ancona, in boutique di altissimo livello dove, secondo gli inquirenti, i commercianti non avrebbero avuto conto di vendere delle perfette riproduzioni. 

Il fenomeno del Legal Fake

Si tratterebbe di un fenomeno abbastanza recente avviato nel 2013, quando in Italia sono stati registrati marchi di famose ditte di abbigliamento street e per adolescenti aggiungendo vicino al nome del marchio il termine “Italia” o altre sigle. Indumenti dunque che sarebbero passati agli occhi dei commercianti e degli acquirenti come la versione italiana di quei marchi quando, in realtà, le proprietà del marchio originale, di fatto non sarebbero mai entrate nel mercato italiano. Insomma, per anni tanti fan dei marchi Supreme e Thrasher avrebbero acquistato gadget e abiti con la convinzione che fossero gli originali quando questi ultimi sarebbero reperibili solo in pochi negozi del mondo. Attività dove i ragazzi farebbero anche ore di fila per accaparrarsi anche solo un paio di calzini. Un business milionario ingrossato dalle offerte a tempo dove in alcuni negozi o, ancora di più negli shop online, si lanciano dei “fuori tutto” a determinati orari di giorni precisi fino ad esaurimento scorte. Esistono infatti anche dei gruppi su Facebook di appassionati dove comprano e vendono tra di loro questi capi.

Il caso raccontato dalla Cnn

Proprio in riferimento a marchi come Supreme, nati nella New York conquistata dalla febbre degli skaters, con ragazzini in felpe e jeans oversize che sfrecciano sull’asfalto con i loro skaters, la Cnn nel 2108, in un servizio video intitolato “Supreme in under siege by imitators. Here’s why int’s legal”, aveva raccontato come l’azienda telefonica Samsung avesse presentato un nuovo modello di cellulare, annunciando la collaborazione con uno dei più importanti e esclusivi marchi di moda al mondo: Supreme appunto. Lo ha fatto in un'occasione pubblica insieme a 2 uomini che però non facevano parte dell’esecutivo dell’iconico marchio originale Supreme, né queste persone avrebbero vestito abiti originali. E’ stata poi la Supreme (di base negli Stati Uniti) a dichiarare di non aver avuto mai una collaborazione con la ditta di cellulari. Dunque quella che si presentava come Supreme, sarebbe stata in verità parte di una rete di compagnie che imitano il brand. In Italia il business dell’imitazione farebbe dunque riferimento ai 7 denunciati da parte della Finanza di Ancona, che è ancora al lavoro per approfondire un fenomeno di contraffazione che appare di proporzioni globali. 

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