Arte: intervista a Marco Travaglini, nipote di “Spadò”

Marco Travaglini, nipote dell'artista ed autore del volume "Spadò il danzatore nudo (la vita segreta dell'eclettico artista Alberto Spadolini), ha rilasciato un'intervista

Nel 40° anniversario della scomparsa dell'eclettico artista Alberto Spadolini, la Pinacoteca di Jesi organizza una manifestazione in suo onore. Marco Travaglini, nipote dell'artista ed autore del volume "Spadò il danzatore nudo (la vita segreta dell'eclettico artista Alberto Spadolini), ha rilasciato un'intervista:

1 – Quali sono i primi ricordi di Alberto?
Da bambino trascorrevo gran parte dell’estate a Fermo, a casa di nonna Ida. Di questi soggiorni ho tantissimi ricordi gioiosi ma ce n’è uno particolarmente emozionante: l’arrivo di zio Alberto. Giungeva con una grande macchina piena di regali accompagnato o dalla fidanzata, la contessa Yvette de Marguerie proprietaria del Castello di Brignac, o dall’amico russo il nobile Alex Wolfson.
Grazie ai loro racconti entravo in un mondo fiabesco che abbracciava il principe Felix Yussupov, l’assassino del monaco Rasputin; il Duca di Windsor, ossia l’ex Re d’Inghilterra Edoardo VIII che, per amore di Wallis Simpson, aveva abbandonato il suo Regno.
Ricordo zio Alberto sempre sorridente, bello come un attore di Hollywood. Non avevo dubbi che fosse un pittore. L’ho spiato più volte mentre ad occhi chiusi sedeva su di una poltrona, poi all’improvviso si alzava e con tratti veloci e sicuri colorava le tele con ballerine illuminate da sciabolate di luci multicolori.

2 – Qual è l’ultimo ricordo di Spadò?
Era il settembre del 1972, avevo vent’anni ed andai a Parigi per incontrare lo zio. Lo raggiunsi nella sua abitazione al 78 degli Champs Elysées nella cui galleria c’era il celebre Lido de Paris. Abitava in una piccola reggia arredata con gusto principesco: quadri, sculture, arazzi, un’antica libreria intarsiata zeppa di libri … un letto che in seguito ho scoperto essere dono del Principe Yussupov. Mi propose di accompagnarmi a visitare musei e cattedrali, ma all’epoca non erano queste le cose che mi interessavano. Fu a questo punto che zio Alberto mi sgridò severamente: dovevo ricercare la bellezza della conoscenza, dell’arte, della cultura. Proprio in questi giorni ho trovata traccia di questo soggiorno parigino: è una cartolina che io e lo zio avevamo spedito a nonna Ida. Questo ricordo mi è ancora più caro perché è stata l’ultima volta che l’ho visto. Infatti dopo pochi mesi muore a Parigi. Noi ne siamo informati con 2 giorni di ritardo, nel frattem
 po il suo appartamento è completamente svaligiato. Sono andati così perduti documenti, diari, tutto il suo mondo.

3 -  Come è partita la riscoperta di Spadò?
Nel 1978 le mie zie di Fermo, sorelle di Alberto, mi hanno chiesto di dare loro una mano a traslocare. E’ stato al termine dello sgombero che ho trovato in soffitta uno scatolone contenente vecchie foto, articoli di giornale, brochure degli spettacoli di danza e delle mostre di pittura di zio Alberto. Ho iniziato a rovistare fra i documenti e mi sono reso conto che Spadolini era stato pittore amato da Jean Cocteau e da Max Jacob; danzatore con Mistinguett e Serge Lifar; coreografo stimato da Maurice Ravel e da Marlene Dietrich; attore con Jean Gabin e Jean Marais; cantante, scultore, giornalista, regista … Questo ritrovamento mi ha sorpreso e affascinato così ho voluto, partendo da questi documenti, ricostruire come in un puzzle la vita di zio Alberto.
Durante questa ricerca ho scoperto un mondo inaspettato. Tassello dopo tassello ho ritrovato:

4 – Perché un Romanzo fotografico?
Negli ultimi 7 anni ho lavorato a tempo pieno per riportare alla luce quel diamante dalle mille sfaccettature che è Spadò. La sua vita è stata una fusione di talento e umiltà, di povertà e di sperpero, di egocentrismo e di generosità, di amori passionali e di separazioni irreversibili, di sensibilità e di irrequietezza … insomma incontrare Spadò è emozionante.
Ed è ancora più emozionante grazie alle 150 fotografie opera di grandi maestri degli anni ’30 come Roger Carlet, Piaz e Dora Maar di Parigi, Maurice Seymour di Chicago, Enkelman di Berlino, Cayeb di Bruxellex, della Condé Nast …
Nelle pagine del romanzo edito da Andrea Livi si possono ammirare anche 40 dipinti di Spadolini che hanno come soggetto la danza, l’esoterismo, il paesaggio francese, le Marche … dipinti che incantarono la Parigi del dopoguerra.
Dunque penso che la bellezza non può che essere ammirata!

5 - Quali sono le prospettive di questa scoperta?
Intanto la ricerca sulla vita di un uomo non è mai conclusa … tanto che qualche tassello si aggiunge giorno per giorno. Sono stato contattato dal coreografo Jean-Paul Comelin, che ha lavorato accanto a Nureyev e Baryshnikov, e che vorrebbe portare la storia di Spadolini sotto forma di un music-hall all’Opera de Paris; un regista invece vorrebbe realizzare un film; c’è infine Patrick Oger che vorrebbe istituire un Museo Spadò ad Angers in Francia; chi invece lo vorrebbe nel nostro Paese. Vedremo.

6 – Quale è il più importante insegnamento di Spadolini?
Personalmente credo che il primo insegnamento che mi ha dato è stato quello di non arrendersi mai, di perseguire tenacemente i propri sogni nonostante tutte le difficoltà. Proprio come zio Alberto, povero muratore nella Roma degli anni ’20, emigrato in Francia ne viene espulso perché non ha un posto fisso; lui non si arrende e ritorna e subisce per questo un processo … Non si arrende nemmeno quando Hitler invade la sua Parigi.
Un altro aspetto che ammiro in lui è l’assenza di compromessi nella vita come nell’arte. Una vita ricca di esperienze, di soldi, di luci e successi, di frequentazioni con i più noti personaggi del mondo artistico e mondano, ma anche ricca di sentimento religioso e di generosità, vale a dire sempre coerente con se stesso.
 

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