Non sopravvive ma vive di arte, intervista a Franco Torcianti

Prosegue il ciclo di interviste di Ancona Today alle più interessanti personalità della nostra provincia. Franco Torcianti, di Osimo, è un artista poliedrico che non ha mai accettato di "vendersi" alle regole di mercato

Franco Torcianti

Franco Torcianti è di Osimo ed è pittore, incisore e scultore. In una parola, un artista. E' nato ad Osimo nel 1946 da una famiglia di contadini e la sua giovinezza è trascorsa in campagna, dove non c'era nessun tipo di svago e, in quanto figlio unico, non aveva la compagnia di fratelli o sorelle con cui condividere il tempo libero. Una solitudine che lo ha portato a esprimere un proprio istinto, che poi si è rivelato una vera e propria dote: quella della manualità, trasformando la materia in opere d'arte. Fin da piccolo il Torcianti si è dedicato alla pittura, poi nel 1973 ha sperimentato nuove tecniche grafiche con la predilezione di acquaforte, tramite l'utilizzo di lastre e colori. Nel  1993 il suo talento ha trovato sfogo anche nella scultura, inizialmente solo con ceramica e poi anche con acciaio, bronzo e resina. Un artista poliedrico, il cui genio ha raggiunto il massimo dell'espressività nel 2002 con "Opus" e nel 2006 con "La Gironda", opere monumentali che, ad oggi, celebrano e decorano la città di Osimo. Laureato in Giurisprudenza e ora in pensione dopo aver lavorato per un ente pubblico, non ha mai voluto fare della sua arte una professione perché ciò avrebbe significato rincorrere gallerie d'arte, dipendere dal mercato e diventare prigionieri di un meccanismo dove l'artista é un "dipendente" di altri. Una scelta che lo ha portato a raggiungere una condizione ideale: "campare" di un lavoro comune ma vivere davvero di arte. Noi abbiamo visitato il suo laboratorio e lo abbiamo intervistato.

Maestro che cos'è che la spinge a mettersi all'opera in un determinato periodo della sua vita?

"Quando si tratta di realizzare opere grandi, come "Opus", che è alta 5 metri di altezza o "La Gironda" che è quasi 11, non la si può fare in proprio perchè non è gestibile nè dal punto di  vista organizzativo nè per i costi. In queste opere, che mi furono commissionate con molta temerarietà dall'allora Sindaco di Osimo, mi sono impegnato parecchio, è stato un lavoro molto snervante perché, alla fine, nel lavoro, c'è sempre quello che tu riesci a tirarti fuori da dentro. Soprattutto devi avere la convinzione che quello che stai facendo è esattamente ciò che hai in testa e deve essere talmente forte da poter reggere la tensione, una tensione che deve rimanere viva, se no non arrivi in fondo. Nelle opere piccole il segmento temporale è più breve e quindi la tensione si regge meglio".

Qual'è stata la sua più grande e faticosa opera?

"Come fatica mentale e fisica, "Opus" è stata senz'altro la più grossa, anche perché era la prima scultura di grandi dimensioni che affrontavo e, il salto tra quello che normalmente realizzavo e questa dimensione, è stato notevole. Opus è una scultura celebrativa. C'era la necessità, da parte della comunità osimana, di lasciare un segno di memoria a un'impresa che per 60 anni era stata la più grande di Osimo e aveva dato da lavorare a molte famiglie: la fornace Fagioli. Opus rappresenta una ciminiera che si apre in due ed è come se da questa, anzichè il fumo, uscissero i mattoni prodotti dalla fatica degli uomini. Sulla parte esterna si vedono queste nicchie, che hanno quasi un sapore sacrale, dove sono imprigionate tutte queste mani, che producono un gesto finalizzato alla realizzazione di tutti questi mattoni".

Secondo lei che rapporto ha la provincia di Ancona con l'arte?

"Siamo in un ambiente molto provinciale, dove si ha un'idea dell'arte che è di livello molto molto basso. In linea di massima non c'è un interesse diffuso per l'arte e spesso la si confonde con qualcosa che è puro mestiere, dove non c'è più abilità tecnica. Faccio un esempio, attualmente vengono molto apprezzati i falsi d'autore, ma dal punto di vista artistico non c'è nulla perché manca l'elemento del fare arte, che è l'idea. Tornando a livello locale, tolti pochi, il livello è basso e lo dimostra anche la mancanza di gallerie e di mostre importanti".

Se lei dovesse parlare con un artista straniero, quali sarebbero i motivi per cui gli suggerirebbe di lavorare ad Osimo e quali per cui glielo sconsiglierebbe?

"Se ha bisogno di serena solitudine va bene, per il resto non c'è niente. A me è bastato, però io mi accontento di molto poco. Io sarei morto in una città grande, sono un topo di campagna, dico sempre che qui ho luce, perchè ce la vuole fisicamente, ma il mio mondo ideale è un cubo nero perché solo in questa dimensione riescono meglio a prendere corpo le mie farfalle mentali".

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