Finì in carcere per spaccio, ma quella non era droga: avvocati pronti a chiedere risarcimento

L'arrestato, regolare sul territorio italiano, incensurato e regolarmente assunto come bracciante in un campo agricolo, ha dovuto passare 2 mesi di carcere

Foto di archivio

Era finito in manette durante un’operazione antidroga della Guardia di Finanza all’Hotel House. L'8 febbraio scorso i finanzieri erano convinti di averlo trovarlo con l’eroina perché, in effetti, i primi risultati di laboratorio avevano dato esito esito positivo. Ma si è poi rivelato un falso positivo perché, in realtà quella era mannite: uno zucchero usato come lassativo che lui, un afgano di 33 anni, aveva trovato a terra in una bustina proprio mentre rientrava nel suo appartamento nel grattacielo di Porto Recanati. E’ stato lui a consegnarlo alle fiamme gialle perché, altrimenti, lo avrebbe dato alla reception del palazzone. 

Peccato che l’afgano, regolare sul territorio italiano, incensurato e regolarmente assunto come bracciante in un campo agricolo, ha dovuto passare 2 mesi di carcere. Fino al 13 aprile scorso quando l’indagato è stato liberato poiché, come si legge nel provvedimento del Gup di Macerata, in seguito alle analisi tossicologiche della sostanza condotte nei laboratori scientifici delegati dalla procura maceratese, "è stato accertato che la sostanza di cui all'imputazione provvisoria elevata dal pubblico ministero non ha natura di sostanza stupefacente”. Per questo e ora gli avvocati Giorgio Marchetti e Ferdinando Manzotti annunciano di voler chiedere un risarcimento per il loro assistito. 

“La vicenda avrà necessariamente uno strascico - fanno sapere gli avvocati - Infatti il nostro assistito ha già dato mandato ai propri difensori di verificare la proponibilità dell’istanza di riparazione per ingiusta detenzione, all’esito della quale potrebbe ottenere un risarcimento dallo Stato superiore a 15mila euro. E’ d’obbligo sottolineare la sommarietà con cui talvolta vengono condotte tali operazioni di polizia giudiziaria laddove incidano ingiustamente, senza fondamento di colpevolezza, sulla libertà personale di taluno, per cui maggiore attenzione dovrebbe essere posta da chi di dovere. Infatti, per coloro che la patiscono, la privazione della libertà è una lesione profondissima dei diritti fondamentali della persona che provoca un danno e delle sofferenze distinti rispetto a quelli connessi all’essere al centro di una vicenda giudiziaria. Sarebbe peraltro il caso che, chi si rende autore di comportamenti così disinvolti, in questo caso i militari, siano resi responsabili del danno erariale provocato alla collettività, consistente nel risarcimento per ingiusta detenzione, per la loro colpevole condotta negligente, imprudente ed imperita”. 

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