La verità sulla morte di Sergio, ecco che cosa è emerso dall'autopsia

Ora resta da incrociare i risultati degli accertamenti tossicologici con quelli dell'esame autoptico: così gli investigatori contano di chiudere il cerchio sulla morte di Sergio Meloni

A sinistra il momento del ritrovamento e a destra la foto di Sergio Meloni

Non ci sono più dubbi su che cosa abbia ucciso Sergio Meloni, il 39enne originario della Sardegna, residente a Sirolo, trovato morto sabato sera sul ciglio della strada Statale 16, nel tratto tra la rotatoria di San Rocchetto e l’Hotel Klass di Castelfidardo. E’ stato l’impatto violentissimo con la Nissan Qashqai di un 28enne anconetano che, poco dopo le 22, stava percorrendo la via completamente priva di illuminazione pubblica in direzione sud. L’urto con il veicolo gli ha lesionato in modo fatale la parte alta della spina dorsale, all’altezza del collo. A confermarlo sono i risultati dell’autopsia effettuata proprio ieri dai medici legali Marco Valsecchi e Gabriele Casaburi, nominati dal pm Irene Adelaide Bilotta per andare a fondo alle cause del decesso del 39enne. 

Ora resta da incrociare i risultati degli accertamenti tossicologici con questi risultati: così gli investigatori contano di chiudere il cerchio su una tragedia ricostruita in poche ore dai carabinieri di Osimo, guidati dal comandante Luigi Ciccarelli. Gli inquirenti vogliono indagare a fondo per capire se la vittima fosse sotto l’effetto di alcol o altre sostanze: testimoni raccontano, infatti, di aver rischiato di investire Meloni, come dimostrano le numerose segnalazioni pervenute al 112 prima dell’investimento mortale. Tutti parlavano di un uomo che barcollava, seminudo: in effetti, il 39enne indossava solo una canottiera e uno slip quando è stato travolto dal Nissan Qashqai

Resta un cono d’ombra sulle sue ultime ore di vita. Si sa per certo che Meloni si era presentato al pronto soccorso di Torrette attorno alle 15,30 per le ferite riportate a seguito di una caduta dalla bicicletta. Se n’è andato prima di essere visitato, forse perché stanco di aspettare. Neppure gli inquirenti si spiegano come sia arrivato da Torrette fino a Castelfidardo, ma comunque ritengono che il tempo impiegato per coprire la tratta sia compatibile con l’orario di uscita dall’ospedale e non si esclude che qualcuno possa avergli dato un passaggio.

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