No al decreto Salvini, il porto di Ancona è aperto ai migranti

Tanti volti e un solo messaggio nel luogo simbolo dell'accoglienza

Coperte termiche appese alle reti del porto

A fine mattinata erano circa 300 persone tra uomini, donne, bambini di diverse nazionalità che hanno risposto alla chiamata del Movimento antirazzista Marche. La mobilitazione pacifica nei pressi del porto è stata convocata per urlare “no” al decreto Salvini e “sì” all’accoglienza dei migranti regolari. Da piazza della Repubblica il corteo, composto da persone arrivate anche da Jesi, Senigallia, Fabriano e Falconara, si è spostato allo scalo marittimo per concludersi con l’affissione sulle reti delle coperte termiche comunemente utilizzate durante salvataggio dei naufraghi. 

«Ancona città razzista», le voci di chi cerca un futuro e trova solo muri - VIDEO

La mattinata è stata organizzata in adesione alla giornata nazionale contro l’esclusione sociale indetta dalla rete #indivisibili, a sostegno dei migranti esclusi dall’accoglienza e di quelli che muoiono durante le disperate traversate del Mediterraneo. Sul palco allestito sulla scalinata del palazzo Rai si sono avvicendate le voci degli organizzatori, dei richiedenti protezione internazionale, degli anconetani e degli immigrati che vivono da tempo nel capoluogo. Chi prendeva il microfono, così come i tanti che ascoltavano, indossava una coperta termica gialla: «Queste coperte hanno un altissimo valore simbolico- ha spiegato Valentina Giuliodori, una degli organizzatori-in Italia si stanno criminalizzando le organizzazioni umanitarie che salvano queste persone. I governi nazionali giustificano le morti in mare con delle teorie improbabili, ma noi protestiamo anche contro la legge Salvini che è una legge per l’insicurezza. I dati dicono infatti che entro il 2020 questa legge porterà a circa 670mila il numero di persone che non hanno un permesso per poter restare sul suolo nazionale, gente che vive una vita precaria e nascosta ma anche impossibilitata a regolarizzarsi ed emergere». L’avvocato Paolo Cognini ha messo in connessione telefonica piazza della Repubblica con i manifestanti siciliani che si stavano recando al porto di Catania in solidarietà alla nave Sea Watch.  

Lo striscione dominante riportava una scritta breve ed esplicita: “Ancona porto aperto, #indivisibili” mentre in piazza erano in tanti, tra migranti e anconetani, a brandire cartelli con messaggi diretti. Da “Nella nostra memoria siamo uguali” a “il sangue è lo stesso”, “stay human”, “solo l’attracco è sicuro” e “nessun essere umano è illegale”. Tra i politici locali era presente il consigliere comunale di Altra Idea di Città, Francesco Rubini. In piazza però c’erano anche tante storie, come quella di un giovane che al momento di consegnare un curriculum si è visto regalare dall’impiegata 1 euro come elemosina non richiesta (GUARDA IL VIDEO) o di chi in autobus ha visto troppe volte le persone scansarsi. La sicurezza della piazza era affidata ai carabinieri e alla polizia, con i vigili urbani a regolare il traffico. Tutto però si è svolto nella massima sicurezza con il momento più toccante poco dopo le 12. I manifestanti hanno percorso poche centinaia di metri per arrivare alle reti del porto e appendere quelle coperte gialle in segno di accoglienza e con un messaggio inequivocabile. Il porto di Ancona è aperto. 

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Commenti (4)

  • e a portonovo

  • c'era più gente a fare jogging per il viale....

  • giusto i non giusto è un decreto statale pertanto dovrebbero mettere in galera chi lo viola! Se diamo questo esempio allora inneggiano ad uno stato anarchico dov’è ognuno fa quel cavolo vuole.. Questo è l’esempio che da una giunta che fa quel cavolo vuole anche sulla gestione del territorio e dei cittadini. Questo Abuso di mansione.. questi sono i nuovi fasciasti!!!

  • Non è razzismo regolare l'immigrazione, accogliendo e sostenendo rifugiati e perseguitati, mettendo un freno a chi cerca solo di aumentare il proprio stato economico. In fondo tutti i paesi del "benessere" , stanno mettendo un freno a questa tipologia di immigrazione; basta guardare l'Australia, la Francia e moltri altri paesi detti "sviluppati"!

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