il mental coach zuccaro: "il talento? parola abusata, ci vuole grinta"

Oggi la parola talento è una parola che va di moda, è molto abusata

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Oggi la parola talento è una parola che va di moda, è molto abusata. La troviamo in qualsiasi ambito, dal lavoro, allo sport e anche nella vita di tutti i giorni. Ma è nociva”. Così il mental coach Riccardo Zuccaro comincia a spiegare il perché dell'incontro organizzato il 23 febbraio dalla Robur Family dal titolo 'Talento, ma de che'. Obiettivo: far capire che ogni traguardo è raggiungibile con la giusta dose di impegno. “Talento si rifà alla parabola dei talenti del vangelo di Matteo dove si diceva che fosse il 'simbolo dei doni dati da Dio all'uomo' La cosa oggi si è un po' incancrenita – continua Zuccaro - Una persona che ha talento viene assimilato a una persona che è nata già imparata. Per me questa cosa è ingiusta, sia per le persone che vengono definite talentuose (che fanno una fatica enorme ad arrivare lì), sia per chi subisce la pressione continua della parola talento”. A fare la parte del leone, secondo il mental coach, non sarebbe una dote innata dell'individuo, quindi, ma la sua grinta. “Si tratta di perseveranza, di voglia di raggiungere un determinato obiettivo e di voglia di raggiungerlo a tutti i costi – specifica – è questo che fa sì che tu arrivi ai massimi risultati, nel basket, nella scherma, come in qualsiasi altro sport”. Quindi non talento, ma piuttosto motivazione, passione. “È diseducativo parlare di talento, perché si categorizzano le persone e le demotiviamo”, dice ancora Zuccaro che si riferisce a tutti gli ambiti della vita, ma in particolare a quello sportivo. “I primi da educare sono i genitori – ricorda – Perché spesso noi genitori trasliamo sui nostri figli le nostre aspettative, quando invece è importante che facciano le loro scelte. Solo così avranno obiettivi”. E per far capire (anche ai genitori) quanto conta la grinta nello sport così come nella vita, Riccardo Zuccaro ha lanciato insieme con la Robur Family e con il Club scherma di Osimo una ricerca per valutare la loro tenacia. Il test somministrato a tutto il settore giovanile ha toccato ragazzi dai 10 ai 25 anni. “È stato evidenziato che questi ragazzi hanno un livello di grinta più alto rispetto a uno che non fa attività”, spiega Zuccaro che fa però delle distinzioni. “I più piccoli hanno ovviamente un livello più basso, i più grandi più alto – continua – Ma questa è una fotografia ad oggi, si può sempre sviluppare”. Le ragazze, per esempio, a parità di età risultano più grintose. Così lo stesso gli schermitori che imparano prima visto che poi in gara sono soli. “Nello sport di squadra i ragazzi fanno da contrappeso, chi ha livelli di grinta quasi al massimo e chi ancora deve svilupparli”, chiosa Zuccaro che poi conclude. “L'importante è sempre credere in loro. Bisogna appoggiarli per farli crescere. Se dai loro fiducia, come genitore, ma anche come allenatore, ti seguiranno di più”.

Martina Milone Ufficio Stampa Robur Family

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