«Non potete usare cucine e frigoriferi dei reparti»: sanità in agitazione

Villa Igea ad Ancona e Villa Serena a Jesi, la protesta della Cgil dopo la circolare interna che vieta a dipendenti l'utilizzo per scopi personali

I lavoratori di Villa Igea e Villa Serena non possono più utilizzare le cucinette e i frigo dei reparti per i propri pasti. Lo stabilisce una circolare interna arrivata venerdì 8 giugno, stando alla denuncia della Cgil che si è scagliata contro il provvedimento. «Continuano gli interventi della nuova proprietà delle due importanti strutture sanitarie private contro il proprio personale - attacca Alberto Beltrami, Fp Cgil - che ha inviato una circolare indigesta adducendo a motivazione la necessità di “rispettare le leggi”, senza tuttavia precisare quali. L’ennesimo intervento, dunque, contro il personale». «Questo - prosegue la nota del sindacato - accade dopo l’abbassamento degli stipendi deciso dai Petruzzi per tutti i dipendenti delle Marche, determinato dall’improvvisa decisione di disapplicare la circolare AIOP (tutt’ora vigente) che ne prevedeva il riconoscimento in conseguenza delle maggiori tariffe riconosciute dalla Regione Marche a copertura di maggiori di costi contrattuali in realtà mai sostenuti. Ma anche dopo tutte le criticità che i lavoratori di Villa Serena sopportano, continuando a lavorare in condizioni di difficile convivenza con i lavori di ristrutturazione della Casa di Cura che l’azienda sta portando avanti e che costringerebbero lavoratori e pazienti a sopportare per tutto il giorno fastidiosi rumori determinati da trapani e martelli pneumatici. E poi c’è stata la raffica di contestazioni disciplinari che hanno interessato e continuano ad interessare, molti lavoratori di Villa Serena per asserite irregolarità di tenuta delle cartelle cliniche. E non vanno dimenticati i ben 4 licenziamenti in tronco disposti dalla nuova proprietà. Il tutto dopo aver sbandierato a tutti i dipendenti il riconoscimento di fantomatici benefit, (dei quali al momento, in realtà, non se ne è vista neppure l’ombra) e dopo aver profuso molte parole sull’intenzione di aprire una sala mensa dedicata ai dipendenti».

Quanto alla nuova circolare interna «è difficile - aggiunge Beltrami - immaginare che possano esserci legislazioni diverse per il personale della sanità pubblica, (dove i lavoratori possono portare alimenti e snack da casa, custodirli in frigoriferi destinati ad esclusivo uso interno del personale) e “leggi” per i dipendenti dei Petruzzi ai quali è stato imposto prima di togliere le targhette che indicavano i frigoriferi ad uso interno del personale e poi ora anche di poter consumare qualsiasi tipo di cibo all’interno delle cucinette. Difficile da condividere anche l’idea che un lavoratore possa stare per tutte le 10 ore del turno di notte (per fare un esempio) senza mangiare o essere costretto a mangiare esclusivamente i prodotti distribuiti dalle macchine automatiche e che in piena notte non possano farsi un caffè o consumare uno yogurt o po’ di frutta portata da casa. Ancora più incomprensibile è come si possa non consentire ai familiari addetti all’assistenza di poter mettere le proprie cose in appositi frigoriferi (come accade all’ospedale di Torrette). Come se non bastasse, oltre a non poter consumare cibi per uso personale (e non si capisce proprio come sia possibile invece consumare cibi per usi diversi da quello personale) all’interno di quegli spazi  denominati “cucinette”, i Petruzzi, hanno vietato anche ai propri dipendenti l’accesso al bar “in divisa da lavoro”, come se gli operatori potessero, svestirsi e poi rivestirsi, durante l’attività lavorativa, per poter accedere al bar e consumare velocemente un semplice caffè o un tramezzino. La gestione delle risorse umane delle due strutture sembra sempre più mirata a generare malcontento e demotivazione. Moltissime le reazioni pervenute dai lavoratori per questa ulteriore restrizione da parte della proprietà. Chiedemo agli organi di competenza, la verifica di tutte le norme su salute e sicurezza per tutti i cantieri interni delle strutture, oltre che, al Presidente Ceriscioli, una verifica degli standard di assistenza erogati e dei contingenti di personale in servizio, considerato che l’azienda continua ad utilizzare personale a scavalco tra le due strutture. L’utile di esercizio, conseguito dalla Labor in questi ultimi anni, denota un ottimo stato di salute in un contesto di continui incrementi di posti letto e di risorse pubbliche assegnate dalla Regione e non si riesce proprio a capire a cosa serva, continuare a stressare ulteriormente i rapporti con le proprie maestranze».

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