Ancona Pride: «Ancora discriminazioni, da qui un messaggio ai paesi dell'Est Europa»

A spiegarlo è il segretario del comitato Marche Pride e presidente dell’associazione Arcigay Agorà di Pesaro Elvio Ciccardini

Foto di repertorio

C’è la data ufficiale per il primo Pride della storia di Ancona e delle Marche. Dunque anche nel capoluogo dorico arriverà l’onda arcobaleno dell’Onda Pride, l’associazione che in Europa e in Italia fa riferimento proprio a quello che una volta era solo Gay Pride nato negli Stati Uniti di America e propagatosi in altri paesi nel mondo. Il Pride, che una volta puntava ad una unica grande manifestazione nazionale, oggi sente il bisogno di entrare nei meandri della società italiana attraverso le varie città e province. Dunque Ancona perché è il capoluogo della Regione Marche ma non solo.

«Essendo il 50° Pride dopo i moti di Stonewall, è giusto che sia nel capoluogo oltre ad essere un modo per incontrarsi a metà strada e rinsaldare i rapporti tra tutte le associazioni che si collegano al Marche Pride». A spiegarlo è il segretario del comitato Marche Pride e presidente dell’associazione Arcigay Agorà di Pesaro Elvio Ciccardini (foto in basso) - E poi Ancona perché è una porta sull’Adriatico e noi da quella finestra vorremmo lanciare e lanceremo un messaggio di tolleranza ai paesi dell’Est Europa e a quelle società dove l’omosessualità è ancora vista come una cosa negativa. Quindi Ancona come città simbolo». 

E poi anche perché Ancona e le Marche magari non sono immuni da fenomeni di intolleranza. «L’orientamento sessuale è ancora oggetto di discriminazione, non solo su Ancona è nelle Marche, ma in generale in Italia. Certo Ancona non è una provincia in cui ogni giorno avvengono fatti discriminatori, ma questo non significa che la discriminazione non ci sia. Ci sono dei casi che ci vengono segnalati e sono tutti casi di discriminazione come aggressioni verbali, fisiche o passive, dove l’omosessuale non viene denigrato ma allontanato ed escluso». 

Ma il Pride è una manifestazione. Vale per il Pride, ma in generale per ogni manifestazione, a che cosa serve scendere in piazza se poi il tema cade nell'oblio il resto dell’anno? «Noi operiamo nelle Marche da 20 anni e per noi il Pride è un momento di dialogo tra associazioni, istituzioni e cittadini, non è solo momento della rivendicazione dell’orgoglio. Vorremmo confrontarci con tutti sui linguaggi, i pregiudizi, gli stereotipi e mettere l’accento sulle situazioni di criticità del territorio a cui ci rivolgiamo. Infatti voglio sottolineare che il Pride Marche non sarà solo l’8 giugno. E’ già qui  oggi con una serie di convegni e attività iniziate il 3 marzo scorso per formare giovani attivisti, stiamo proseguendo con convegni e presentazioni di libri, parleremo di bullismo nelle scuole e tra poco pubblicheremo un calendario declinando dei temi da portare in piazza». 

Qualcuno pensa che siate solo degli esibizionisti e che il Pride sia una scusa. «Ormai certe esternazioni sono un disco rotto. Io invito tutti e tutti non solo al Pride ma anche al percorso che accompagna al Pride per guardare ai contenuti perché ne abbiamo da proporre e sono anche tanti». 

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