Nel nome dell'amore e della lotta, addio a Max Fanelli: partigiano dei diritti civili

Oltre alla moglie Monica e il fratello Stefano, ai funerali erano presenti gli amici di "Io sto con Max", le deputate Lara Ricciatti e Beatrice Brignone, Marco Cappato dell'associazione Coscioni e Pippo Civati di Possibile

Il fratello Stefano mentre bacia la bara di Max Fanelli

Un’enorme bandiera della pace a coprire quasi tutto il palco. A fianco un’altra bandiera, più piccola, della Sierra Leone. Era proprio lì la bara di legno chiaro, sulla quale era poggiata la foto di un gruppo di bambini africani che abbracciano lui: Massimo Max Fanelli, il 55enne senigalliese malato di Sla, diventato simbolo nazionale della lotta per una legge sul fine vita, morto mercoledì scorso al reparto di Rianimazione dopo una grave infezione. Serviva un luogo capiente per accogliere gli amici, i parenti, le istituzioni e tutti i senigalliesi desiderosi di dare l’ultimo abbraccio a Max. Infatti i funerali si sono celebrati oggi (giovedì 21) pomeriggio nel teatro la Fenice davanti a centinaia di persone. Poche lacrime per lui. Non perché non fosse un momento di sofferenza. Ma perché quello di oggi è stato un giorno di commemorazione nel nome dell’amore e della lotta. Valori rappresentati dal un mazzo di girasoli che quasi nascondevano una rosa rossa. I girasoli, i fiori voluti da Max e Monica per il loro matrimonio, a simboleggiare l’amore e la rosa rossa del partigiano, la stessa legata al petto di Monica, a simboleggiare la lotta. E proprio nel giorno dei funerali arriva anche l'annuncio del ritorno di un evento a Castelferretti che non si ferma, proprio in nome di quello che lui avrebbe voluto.

In Africa, con la sua associazione “I Compagni Jeneba Onlus” per portare avanti progetti umanitari a favore dei bambini della Sierra Leone, “i miei leoncini” come era solito chiamarli lui. In Italia, nella malattia, perché si affrontasse il tema del fine vita e dell’eutanasia. Non perché la volesse per sé. Ma perché tutti i malati nelle sue stesse condizioni avessero la possibilità di scegliere. Una lotta sì, ma che doveva passare attraverso il dialogo, anche con chi indossava un’altra veste. Come quando arrivò a casa di Max e Monica Don Giancarlo Giuliani, anche lui presente alle esequie, che ha detto: «Ho conosciuto Monica e Max in un confronto di idee che partivano da opinioni diverse, ma che si sono incontrate sull’idea di quanto sia grande la bellezza della vita umana e sul diritto di morire con dignità». Non solo Don Giuliani. Per quasi due anni Max ha accolto tutti quelli che erano pronti a confrontarsi con lui, tra cui anche la Presidente della Camera Laura Boldrini. Dal suo letto aveva esultato dopo la calendarizzazione del tema in Parlamento anche se si era detto pronto a farsi staccare la macchina se avesse perso anche l’occhio sinistro (come lui stesso disse in un’intervista esclusiva ad AnconaToday). Ha dovuto poi ingoiare il boccone amaro nel vedere quella discussione arenarsi nella poltiglia delle sale di Parlamento. Ma la fiamma della lotta di Max è stata sempre tenuta viva dai tanti che hanno condiviso il suo percorso. Tra questi gli amici che si sono uniti nell’associazione “Io sto con Max”, le deputate Lara Ricciatti e Beatrice Brignone, l’associazione Luca Coscioni con Marco Cappato in prima fila e Pippo Civati con il movimento “Possibile”. 

C’erano anche loro alle 17:30 per la commemorazione. Il rito funebre ha preso il via con un lettera della moglie Monica Olioso: «Qualcuno anni fa ti definì ingombrante, dovunque andavi riempivi gli spazi, per questo oggi lasci un grande vuoto che vuoto non è perché è pieno di energia che ora si diffonderà su tutti quelli che ti hanno conosciuto e pieno di positività per combattere la peggiore delle ingiustizie: l’indifferenza. Le tue battaglie non cadranno nel vuoto». Parole seguite dall’intervento del sindaco Maurizio Mangialardi, per cui: «Dobbiamo dare seguito alla lotta di Max, non per l'emozione che oggi ci trasmette, non per il dolore che condividiamo con Monica, ma per quella idea di cambiamento che Max ci ha trasmesso». Poi hanno parlato i politici, gli amici di Max, i compagni dell’associazione “I Compagni Jeneba Onlus” e tanti altri che hanno voluto bene a Max. Il feretro ha lasciato il teatro intorno alle 19:30 tra gli applausi dei presenti. Tra le lacrime, ma anche tra i sorrisi. «Si respira più un’aria  più di festa che di funerale, sento il grande affetto che i presenti avevano per Max ed è commovente e di gran sollievo» ha detto il fratello di Max Stefano Fanelli, anche lui con un viso sereno. Forse perché, in cuor suo, sa che Max, la sua battaglia l’ha vinta nel testimone che ha lasciato a Senigallia. «Ha vinto nelle persone che lo hanno ascoltato e che da oggi porteranno avanti la sua battaglia che speriamo abbia un seguito. Non riesco a non essere felice per questa sua liberazione. Speriamo solo che senza di lui non si perda lo slancio di quelle lotte».

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