La family dello spaccio dominava il Piano: case occupate, estorsioni e truffe a disabili

Padre, madre e due figli arrestati all'alba dalla Squadra Mobile: erano l'incubo di piazza d'Armi, contestata l'associazione a delinquere

Una delle immagini dell'operazione Piano San Lazzaro

Lo spaccio di droga, peraltro di cattiva qualità e tagliata male al punto da mandare all’ospedale diversi assuntori (si indaga pure su alcune morti per overdose), era solo una delle attività della cupola di rom. Poi c’era tutto il resto: estorsioni, circonvenzione d’incapace finalizzata alla truffa ai danni di persone disabili, lesioni aggravate, minacce, stalking. Quanto basta per convincere il gip Sonia Piermartini a disporre, su richiesta del pm Rosario Lioniello, 4 provvedimenti cautelari nei confronti di un’intera famigliola di etnia rom: marito e moglie, entrambi 49enni, già ai domiciliari a seguito di un precedente arresto del 13 aprile, sono stati trasferiti in carcere (lui a Montacuto, lei a Villa Fastiggi), mentre i figli di 25 e 22 anni sono ai domiciliari. A tutti viene contestata l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di più delitti, ma altre 8 persone sono indagate a piede libero per spaccio di stupefacenti (sono in corso perquisizioni nelle loro abitazioni) nell’ambito dell’operazione “San Lazzaro”, condotta per 6 mesi dagli investigatori della Squadra Mobile, coordinati dal vicequestore Carlo Pinto e da Francesco Monterisi, capo della Sezione Criminalità Organizzata, con la collaborazione di Massimiliano Olivieri, dirigente della Polizia Scientifica, delle Volanti e della sezione giudiziaria della Polizia Municipale.

Il mercato della droga 

L’operazione prende spunto dal teatro dello spaccio, il Piano San Lazzaro, in particolare piazza d’Armi. «L’abbiamo restituita ai residenti, liberandoli da questi criminali», commenta il dottor Pinto. Qui vive la famigliola rom, all’interno di una casa popolare regolarmente assegnata dal Comune, e qui voleva imporre il proprio predominio nel mercato della droga, a due passi dal Dipartimento per le tossicodipendenze, non solo mediante lo smercio di eroina e cocaina, ma anche attraverso minacce di morte per tenere alla larga pusher concorrenti e per impedire che gli stessi clienti andassero ad approvvigionarsi da altri fornitori o si trasformassero a loro volta in spacciatori. Chi veniva meno agli accordi ne pagava le conseguenze, come un tossicodipendente anconetano minacciato («O compri la droga da me o te ne vai via dal Piano») e finito all’ospedale con lo zigomo rotto e uno sfregio permanente al volto (30 giorni di prognosi) dopo essere stato preso a pugni dal capofamiglia. Chi non pagava, veniva perseguitato e minacciato dai coniugi rom, spalleggiati dai figli che vendevano materialmente lo stupefacente allo scopo di creare vere e proprie situazioni di dipendenza psicologica e patrimoniale con gli assuntori, nei confronti dei quali attuavano anche comportamenti estorsivi.

Operazione San Lazzaro: gli appostamenti, le perquisizioni e gli arresti – VIDEO

Minacce di morte, estorsioni e stalking 

Gli inquirenti parlano di una quindicina di vittime accertate. Tra loro figurano alcuni degli altri 8 indagati per spaccio, ma non solo, perché la famiglia rom non si limitava a sfruttare la situazione di debolezza dei tossicodipendenti, ma anche di persone sofferenti di patologie fisiche o psichiche che avvicinavano con modi gentili e cordiali, salvo poi tendere tranelli micidiali. Ad esempio, avrebbero abusato del deficit psichico di una ragazza per convincerla ad acquistare, tramite un finanziamento, un televisore da 600 euro di cui poi si è impossessata la donna rom. Avrebbero indotto un pensionato invalido al 100%, loro vicino di casa, dopo esserselo fatto amico, a stipulare finanziamenti per un contratto di telefonia fissa (tra l’altro utilizzando i documenti della vittima a sua insaputa, che si è ritrovato a pagare bollette sconosciute, di qui il reato di sostituzione di persona) e per l’acquisto di una Volkswagen Golf presso una concessionaria, grazie alle agevolazioni fiscali previste dalla legge 104. Acquisto poi saltato grazie all’intervento della polizia, ma non contenti i rom avrebbero minacciato la vittima, pretendendo soldi a titolo di risarcimento: «Se non ci dai 1300 euro, veniamo a cercati sotto casa e ti massacriamo di botte». Da una coppia di tossici anconetani sarebbero riusciti a farsi consegnare quasi 5mila euro più altre somme a titolo di interessi e un bancomat, con tanto di Pin, in cambio di “protezione” dopo aver saldato per conto loro un debito di droga con un gruppo di spacciatori albanesi, sotto minacce reiterate, aggressioni verbali, telefonate e pedinamenti: uno stalking a tutti gli effetti. 

Spacciatori e immobiliaristi 

Ma proprio per affermarsi nel mercato dello spaccio al Piano, la famigliola rom, che godeva anche dei sussidi della Diocesi in quanto tutti i membri risultano nullatenenti, aveva mire immobiliari: non si accontentava della casa popolare assegnata dall’Erap in piazza d’Armi, ma aveva occupato abusivamente l’abitazione al piano di sotto (ora sigillato dalla polizia municipale) dopo la morte dell’affittuario e puntava a “sfrattare” un vicino, nella speranza di appropriarsi anche di quello. Gli avevano reso la vita un inferno, sbattendo i pugni alla sua porta di notte e minacciandolo ripetutamente («se ci denunci ai carabinieri ti ammazziamo davanti a loro»). Gli investigatori parlano di «atteggiamento arrogante e parassitario» da parte di rom che, anche durante le fasi dell’arresto, avrebbero ribadito la volontà di prendere il controllo del territorio per «spazzare via ogni forma di criminalità». 

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