Il degrado arriva "alla fine del mondo", viaggio da incubo nella ex caserma 

Un tempo era una ex caserma, oggi versa nel degrado totale tra scritte sui muri, vegetazione che divora i fabbricati e sorprese all’interno dei caseggiati

L'interno della ex caserma

Il cancello all’ingresso è solo di facciata, basta scavalcare il catenaccio che fatica a mettere insieme le ante et voilà, si è nella giungla. Un tempo era l’ex caserma Stamura, oggi covo di zanzare e piante di ogni tipo che divorano i fabbricati. C’è un sentiero già battuto tra il cancello d’ingresso su Via del Faro e il primo salone coperto, a crearlo sono stati quelli che di notte bivaccano dentro le mura e si divertono a scrivere messaggi inneggianti Satana e non solo. C’è anche una riga di benvenuto su quel che resta dei muri interni: “E' la fine del mondo”. Entrare è un gioco da ragazzi, perché le reti installate dal Comune sono state piegate e manomesse per l’ennesima, volta mentre nelle mura ci sono varchi aperti a picconate.   

Siamo entrati nell'ex caserma - VIDEO

L’area di oltre 5.000 metri quadrati è di proprietà demaniale e rientra nel piano di alienazione. La giunta Mancinelli ha da tempo manifestato l’intenzione di effettuare una variante urbanistica per poter concedere a investitori privati la possibilità di trasformare la ex caserma in un hotel. Ma fino ad oggi nulla. Lo Stato ha valutato quell’area circa 5,7 milioni di euro, l’operazione è stata più volte contestata dal Coordinamento Cardeto Libero e da diverse associaioni che hanno chiesto un confronto con la cittadinanza per ragionare su altre idee di sviluppo. Questo però è il futuro, il presente della ex caserma fa rabbrividire. 

Nel muro esterno c’è un’apertura evidentemente realizzata a colpi di piccone, basta metterci la testa dentro e provare i primi brividi di freddo e di paura. Entrando, l’occhio cade prima su un vecchio forno buttato in mezzo alla stanza, poi su quello che resta delle finestre, sulle porte divelte che affacciano sull’oscurità delle altre sale e infine sulle mura spoglie di intonaco ma piene di scritte. C’è di tutto, dalle firme illeggibili dei writers al messaggio “Satan was here”. A terra cumuli di macerie ma anche bottiglie vuote, stufe arrugginite e indumenti. Quello che davvero non ti aspetti si trova una volta varcata la soglia del secondo salone. Sulla sinistra, a terra e poggiato sul fianco destro c’è un furgone arrugginito i cui interni sono stati verosimilmente utilizzati per accendere uno dei falò di cui restano le tracce. Come ci è arrivato? Domanda da un milione di dollari. Le zanzare sono ovunque, forse anche perché fuori da quel primo caseggiato c’è una vasca piena d’acqua putrida che fa da perfetto habitat. Se si prosegue per il sentiero aperto tra i rovi (occhio ai rami spinati) si arriva a una vera e propria gioia per gli occhi: un belvedere nascosto che si affaccia fino al porto. Poi però si torna all’inferno, chiuso tra le mura di un secondo caseggiato. Lo spazio è diviso in almeno 4 sale con i soffitti semi crollati che lasciano vedere un tetto che c’è e non c’è. Anche qui qualcuno si è sbizzarrito sui muri, usati come quaderni per chiedere “Anto ridammi da spada!!” o disegnare il faccione di una tigre con su scritto “Bestia”. Sul muro esterno campeggia il disegno di una strega e il tour finisce con un terzo caseggiato senza porte, ma talmente buio all’interno che si riesce a entrare solo con una potente torcia e una gran dose di coraggio. Lo scenario esterno non cambia fino ai piedi del vecchio faro, distante non più di venti passi da quella terra di nessuno. 
 

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