Uici, i disabili visivi raccontano la loro esperienza con l'altro sesso ai ragazzi delle scuole

Si è tenuto lunedì mattina ad Ancona, il convegno su affettività e disabilità nei disabili visivi, organizzato dall'UICI

Giulia è nata cieca. «Quando ero ragazzina, per un certo periodo, mi sono inventata una storia con un tipo, perché le mie amiche mi raccontavano le loro esperienze e io volevo fare parte del gruppo delle mie coetanee, ma non avevo niente da raccontare». Ora Giulia ha sui trent'anni. Il ragazzo fittizio lo ha rimosso da tempo. E ha tanto da raccontare. Ai suoi coetanei, ma soprattutto ai più giovani. Questa mattina, ad esempio, ne ha parlato nella sala consiliare del comune di Ancona, di fronte a decine di studenti delle scuole medie Pascoli-Leopardi e Michelangelo Buonarroti e dei licei Galilei e Savoia Benincasa, nel corso del convegno “Adolescenza, fra affettività e sessualità, oltre ogni pregiudizio”, organizzato dall'Unione italiana ciechi e ipovedenti (Uici) in collaborazione con il Comune di Ancona e la commissione per le Pari opportunità della Regione Marche, che hanno messo a disposizione la sala e preso contatto con le scuole.

Un convegno per fare capire ai più giovani che «i disabili visivi provano gli stessi sentimenti e le stesse emozioni di chiunque altro e il pregiudizio di chi non lo comprende nasce dalla mancanza di conoscenza reciproca», ha commentato la presidente dell'Uici Marche Alina Pulcini, che ha invitato i ragazzi presenti a porre domande ad eventuali compagni di classe ciechi o ipovedenti e a questi ultimi di non avere paura di parlare, di condividere i loro sentimenti. Giulia lo ha capito con il tempo: «Mi sono detta che raccontare bugie non aiutava né me stessa né le mie amiche a venirmi incontro e ho cercato un'amica che mi potesse comprendere».

C'è voluto del tempo anche ad Alessandra, che è diventata ipovedente crescendo: «Prima vedevo bene e l'approccio con le persone dell'altro sesso era fatto anche di sguardi, poi ho iniziato a vederci male e  tutto questo è scomparso. All'inizio facevo finta di venderci bene e quando le mie amiche mi dicevano: “Hai visto che bello quel tipo che è passato?”, rispondevo: “Non ho fatto in tempo”. Per i disabili visivi c'è più difficoltà nell'approccio, ma i sentimenti sono gli stessi».

Katia Caravello è psicologa e psicoterapeuta: «Ho perso la vista a vent'anni, nel giro di due mesi, per una malattia. Se ci fosse la possibilità di intraprendere un percorso per riprendere la vista non so se lo farei: ormai mi sono mi sono laureata, faccio un lavoro che mi piace, mi sono sposata. Stobene così». Aiuta i ragazzi disabili visivi che si rivolgono all'Unione ciechi e ipovedenti: «Il primo ostacolo che devono affrontare è il non essere uniformi ai loro coetanei perché la disabilità crea un elemento di diversità – ha spiegato, insieme alla psicologa e psicosessuologa Giorgia Giacani -. Il secondo ostacolo è di tipo informativo: i disabili non possono guardarsi intorno, quindi non vedono ad esempio come si vestono i compagni, quali sono le mode del momento. Sembrano banalità e invece creano ulteriori barriere. Potete aiutarli conoscendoli, ma anche descrivendo loro la realtà che li circonda».

Nel corso del convegno ha raccontato la sua disabilità, in questo caso  motoria, anche Zoe Rondini, autrice del libro “Nata viva”. L'incontro è stato introdotto dagli assessori comunali alle Politiche educative Tiziana Borini e alle Pari opportunità Emma Capogrossi, dal presidente della commissione regionale per le Pari opportunità Meri Marziali, dalla presidente dell'Uici Marche Alina Pulcini e da Stefania Terrè per la sezione Uici di Ancona. E' intervenuta anche la ginecologa Valeria Bezzeccheri.

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