«I lavori? Affidali a chi ti pare». Il geometra infedele aveva carta bianca dall'assessore

Intercettazione-choc tra Paolo Manarini, capo dei Lavori Pubblici in Comune, e Simone Bonci, arrestato per corruzione: c'era fretta di concludere il restyling del Passetto

Foto d'archivio

«A chi li affidi i lavori?»

«Se dobbiamo spendere poco sicuramente a Tittarelli, è un’impresa molto morigerata. Se invece dobbiamo tappare la bocca a Procaccia, gli facciamo fare ‘sti lavori, però li paghiamo di più sicuramente. Mi faccio fare due preventivi?»

 «C’era pure quello di Sirolo che era bravo, ma fai come di pare. Mi raccomando: chiamalo messa in sicurezza, però nei limiti... e ci metti qualcosa in più di poco, la disponibilità c’è». 

Sono i passaggi di un’intercettazione che risale al 25 marzo 2019 tra l’assessore ai Lavori pubblici Paolo Manarini e il geometra Simone Bonci, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Ghost Jobs. Dalla conversazione emerge, se non una responsabilità dell’assessore (indagato per abuso d’ufficio, truffa allo Stato e turbativa d’asta) quantomeno una fiducia totale e un atteggiamento disinvolto nell’affidare carta bianca al geometra comunale arrestato per corruzione insieme a 4 imprenditori, tra cui i due citati nel dialogo intercettato dalle cimici piazzate a Palazzo del Popolo dagli investigatori.

Il restyling galeotto

Quel giorno il geometra e il suo superiore parlavano del restyling al Passetto: i lavori erano in ritardo, già l’opera doveva essere consegnata a ottobre, non si poteva andare oltre maggio. Così i due cercano soluzioni per reperire finanziamenti con cui sistemare lo stradello dietro il ristorante e realizzare percorsi con la ghiaia e una piccola piattaforma. Manarini spiega che c’è bisogno di fare una determina per la «messa in sicurezza accesso esterno alla piscina per disabili». Gli ricorda più volte di sottolineare il concetto di messa in sicurezza, poi lo invita a «fare una determina unica, la dividi in due parziali interventi, poi dopo l’affidamento lo fai come te pare... Oppure metti somme in economia... insomma, fai come te pare, però la delibera è unica». Nella chiacchierata, i due si confrontano sulla ditta a cui assegnare i lavori. C’è Procaccia, l’impresa edile abruzzese il cui referente, Carlo Palumbi, è stato arrestato. «Se dobbiamo tappare la bocca a Procaccia... colosso... gli facciamo fare ‘sti lavori però li paghiamo di più sicuramente», spiega Bonci. Oppure Francesco Tittarelli, titolare di un’impresa individuale di Montesicuro, anche lui arrestato: «E’ un’impresa molto morigerata che ha già operato lì...», precisa il geometra. La risposta di Manarini è eloquente: «Vabbè, fai come ti pare» e, quando Bonci gli chiede «che disponibilità c’è, tanto per capire», lui replica: «Niente, la disponibilità c’è. Oh guarda, stai con la mano leggera, non fa che...»

Carta bianca 

Il geometra, da questi passaggi, sembra davvero godere di carta bianca, tant’è che poi identificherà negli imprenditori Francesco Tittarelli e Marco Duca (anche lui agli arresti con l’accusa di aver ricambiato regali al geometra in cambio di lavori) quelli a cui affidare la creazione del percorso pedonale e di uno spazio per i cassonetti dei rifiuti al Passetto, entrambe già affidatarie di altre opere nella stessa area per conto del Comune. Passa un giorno e Bonci riceve proprio Tittarelli nel suo ufficio per sondare la disponibilità a svolgere altri lavori al Passetto: «In questo lavoro c’è il pane, sono soldi subito e buoni». Così prova ad invogliare l’imprenditore reticente, invitandolo a presentare un preventivo più alto dell’effettivo costo dei lavori e a trattenere per sé la differenza. 

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