Nuova governance per il Parco del Conero, associazioni vs. sindaci: «Non è il giardino dei Comuni»

La proposta di legge per estendere i membri del direttivo del Parco sta per arrivare in Consiglio Regionale, associazioni e sindaci però la accolgono diversamente

Foto di repertorio

Da una parte la Regione Marche, Legambiente e Italia Nostra, compatti a favore della proposta di legge che punta a estendere il consiglio direttivo del Parco del Conero ai rappresentanti di diverse associazioni. Dall’altra i sindaci di Ancona, Camerano, Numana e Sirolo verso i quali le associazioni puntano il dito: «Vogliono bloccare l’approvazione di questa legge per mantenere un direttivo a 7 membri, in modo che i Comuni possano trovarsi in situazione di maggioranza». La proposta di legge in questione è la 223/2018, è stata già approvata dalla Terza Commissione Ambiente della Regione dopo alcuni emendamenti che hanno sorpreso favorevolmente Legambiente e Italia Nostra. Il prossimo passaggio è la votazione in Consiglio Regionale e il tema intorno al quale si discute (e si discuterà in assemblea) è quello della partecipazione di nuove figure nell’iter decisionale dell'ente commissariato dal 2017. «Questa proposta va approvata, il Parco del Conero non è e non deve essere un giardino intercomunale» ha tuonato in conferenza stampa il presidente di Italia Nostra Marche, Maurizio Sebastiani- non vorremmo che dietro la volontà di buttar fuori i rappresentanti delle varie associazioni ci sia l’idea di rimettere le mani sul Conero con speculazioni, lottizzazioni e interessi personali. Questo noi non lo permetteremo». 

Questione di numeri e competenze. Il commissariamento del Parco del Conero, dopo aggiornamenti burocratici, scadrà nel settembre del 2019. L’ultimo consiglio direttivo era composto da 2 rappresentanti degli enti locali, 2 membri delle associazioni ambientaliste e agricole e 1 componente della Regione. La proposta iniziale della giunta regionale proponeva l’allargamento del direttivo in modo da comprendere: i 4 sindaci, 1 rappresentante della Regione, 1 membro delle associazioni ambientaliste, 1 delle associazioni agricole, e 1 della Provincia. Un disegno, quest'ultimo, che aveva già incassato l’ok di Italia Nostra e Legambiente e che invece è stato modificato e approvato in una forma che convince ancora di più le associazioni. Il testo che approderà in uno dei prossimi Consigli Regionali prevede infatti 1 rappresentante designato da ciascun Comune, 1 rappresentante della Regione, 1 delle organizzazioni agricole, 2 rappresentanti degli ambientalisti, 1 rappresentante del settore turistico e 1 rappresentante dell’Università Politecnica delle Marche. Ipotesi che, dicono Italia Nostra e Legambiente, i Comuni non vogliono far passare: «Hanno espresso parere negativo» ha sottolineato ancora Sabatini. Francesca Pulcini, presidente di Legambiente Marche, ha sollecitato i consiglieri all’approvazione del testo ricordando che: «la Regione copre l’80% delle spese correnti del Parco a fronte del 5% dei costi sostenuto dai Comuni, mentre il 15% è frutto delle attività dell’amministrazione. Il ruolo della Regione è quindi fondamentale e non delegabile». All’incontro era presente anche Evasio Sebastianelli della Cia Marche e in rappresentanza delle associazioni agricole: «Turismo e agricoltura si valorizzano a vicenda perché i turisti non cercano solo il mare ma anche l’enogastronomia, la nuova governance dovrà avere una visione di sviluppo e tutela».

italia nostra legambiente conferenza stampa-2

Tra i relatori anche il docente di ecologia dell’Università Politecnica delle Marche, Roberto Danovaro: «Bisogna proteggere il patrimonio recuperando le istanze di chi vive e lavora sul territorio, mentre sulla questione economica bisogna non solo avere le risorse ma anche trovarle. Per questo motivo è necessaria una figura di collegamento, come l’Università, tra il Parco e le strategie di sviluppo che possono essere quelle dell’Unione Europea». Per Roberto Rubegni di Slow Food: «La posizione della politica non deve essere anacronistica, il Parco del Conero è un volano di economia sostenibile ma anche un unicum che stenta a decollare». Paolo Belelli, presidente dell’Associazione Il Pungitopo: «Oltre al ripristino del consiglio direttivo c’è però bisogno anche di risorse finanziarie certe già chiare a inizio anno, non alla fine, perché altrimenti non c’è modo di portare avanti i programmi». 

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