Progetto UNI PAD: all’Università di Ancona arrivano 5 defibrillatori

L’obiettivo del programma, è il trattamento immediato (entro 4 minuti), di una persona colpita da arresto cardiocircolatorio, attivando la defibrillazione precoce in attesa dell’arrivo del soccorso avanzato

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di AnconaToday

Oggi all’Università Politecnica delle Marche alla presenza del Rettore Sauro Longhi e del Direttore Generale dell’AOU Ospedali Riuniti di Ancona Paolo Galassi con gli interventi di Riccardo Luzi, Dirigente Medico DMO Inrca, Riccardo Sestilli, Direttore CO 118 regionale, Erica Adrario, Ricercatore universitario di Anestesia e Rianimazione UNIVPM è stato presentato il nuovo progetto UNIPAD.  

Dopo VIVA!, la settimana europea per la Rianimazione CardioPolmonare  svoltasi lo scorso ottobre dove gli studenti dell’Università Politecnica delle Marche sono stati coinvolti nell’esecuzione delle tecniche di Rianimazione CardioPolmonare (RCP, addestramento fondamentale per imparare a salvare una vita umana, oggi prende il via il nuovo progetto UNIPAD con la consegna ufficiale di 5 DAE da collocare presso le sedi dell’Univpm di Ancona.

Cosa sono i programmi PAD? (PUBBLIC ACCESS DEFIBRILLATION)
Con il termine PAD si definisce una nuova metodologia con la quale realizzare un progetto di defibrillazione precoce sul territorio. Il P.A.D. si basa sul concetto di una catena, che coinvolge e correla in una sequenza temporale, enti pubblici e privati, istituzioni quali: il 118, le forze dell’ordine, il dipartimento d’emergenza sanitaria, l’opinione pubblica, tramite la stampa e le agenzie pubblicitarie, i rappresentanti della legge, le associazioni di volontariato, i vigili del fuoco ecc., nel perseguimento di uno stesso scopo, ridurre i tempi d’intervento rianimatorio, per tutte quelle persone che ogni anno muoiono da ACC.
Il progetto P.A.D.

L’obiettivo del programma, è il trattamento immediato (entro 4 minuti), di una persona colpita da arresto cardiocircolatorio, attivando la defibrillazione precoce eseguita da “First Responders”, “Primo a rispondere”, opportunamente addestrati alle manovre RCP e defibrillatorie, in attesa dell’arrivo del soccorso avanzato. Con l’attivazione di questi progetti sul territorio italiano, ci si propone di aumentare il tasso di sopravvivenza delle persone colpite da MIC, sino al 30%. Questo in linea con quanto avviene in altri Stati, Seattle, Washington, dove la percentuale di sopravvivenza dopo ACC è aumentata del 30% con tempi di risposta dall’evento contenuti in 7-8 minuti. Rochester, nel Minnesota, con una più radicale distribuzione dei DAE ai poliziotti, la percentuale di sopravvivenza è del 45%. Verosimilmente anche in alcune città italiane, che per prime hanno avviato programmi PAD, Piacenza, a distanza di un anno, si è registrato un aumento della sopravvivenza dal 6/7% al 14,5%. E’ chiaro, quindi, che estendere queste percentuali su tutto il territorio nazionale, significherebbe salvare circa il 25% di persone, 10000 vite, che altrimenti sono destinate a morire.

Chi può utilizzare il defibrillatore
L’uso del defibrillatore automatico, richiede da parte dell’utilizzatore, poche abilità, che riguardano: il riconoscimento di un arresto cardiaco, l’adeguata connessione dell’apparecchio, con il paziente, ed il rispetto della sequenza di trattamento memorizzata nella memoria dell’apparecchio stesso. Imparare ad usare un DAE è più facile che imparare ad eseguire correttamente la RCP. In test clinici effettuati, il personale di soccorso che fa uso di un DAE ha mediamente erogato lo shock 1 minuto prima del personale dotato di defibrillatore manuale. Negli USA sono stati fatti dei test per verificare chi fossero in grado di usare questi defibrillatori; sono stati testati i medici, la polizia, gli EMT (Emergency Medical Technicians), primi soccorritori, infermieri, hostess degli aerei, volontari, personale delle sale da gioco. Sono stati testati anche dei bambini, impiegano circa 90 secondi a capire come funziona un DAE e ad usarlo seguendo le istruzioni che lo stesso defibrillatore dice loro a voce.

Considerazioni
Ogni giorno, l’arresto cardiaco improvviso miete vittime di ogni età, sesso, condizioni di salute e stato sociale. Ogni cittadino, se mai si dovesse trovare, vorrebbe essere capace di aiutare una persona che ha appena subìto un arresto cardiaco. Cosa fare? Come fare? Sangue freddo e formazione. Queste le armi a disposizione. In altre parole, la somministrazione di uno shock elettrico con un defibrillatore è l’unico trattamento efficace, per il malcapitato, ed il tempo rappresenta lo spartiacque tra la vita e la morte.

Per ogni minuto che passa le percentuali di sopravvivenza diminuiscono del 7-10% senza la defibrillazione, e, limitarsi a chiamare l’ambulanza del 118, non sempre basta, anche perché i tempi medi di arrivo delle "galee di salvataggio" non sono sufficienti a colmare il "gap". Se una vittima di un arresto cardiaco non viene defibrillata entro 10 minuti, le sue possibilità di sopravvivenza sono meno del 2%. Se il cuore non riparte entro i primi 5 minuti, il paziente può subire danni cerebrali irreversibili. Se consideriamo che, nella migliore delle ipotesi, il tempo medio di arrivo di un’ambulanza varia tra gli 8 e i 12 minuti, ci rendiamo conto per quale motivo sia fondamentale la presenza di un defibrillatore semiautomatico, nelle vicinanze del luogo dov’è accaduto l’evento drammatico.
Il defibrillatore semiautomatico è semplice da utilizzare da chiunque abbia ricevuto un adeguato addestramento. Analizza autonomamente il ritmo cardiaco del paziente e valuta se è necessaria l’erogazione di uno shock. Le istruzioni vocali e sullo schermo assistono l’operatore durante la defibrillazione. In altre parole, i defibrillatori sono "intuitivi" nel loro utilizzo, cioè non è necessaria alcuna esperienza medica per saperli utilizzare. Però è fondamentale l’addestramento per imparare a salvare una vita umana (8-9 ore di addestramento teorico-pratico per i "laici", cioè i cittadini che non operano nel campo medico).

Ma un cittadino normale è abilitato all’utilizzo di un defibrillatore? Lo può fare? Si! Lo deve fare.
Infatti, una legge dello stato (con il D.L. N. 69 del 15 Marzo 2004) ha dato via libera a tutti gli Italiani per l’utilizzo di un Defibrillatore Semiautomatico. I defibrillatori devono essere collocati in modo che i pazienti possano essere raggiunti in meno di 3 minuti da persone addestrate.

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