Coez debutta al PalaPrometeo: lo spettacolo tra rap, politica e hit radiofoniche

Oltre a Sporify c'è di più. Il cantante romano ha acceso la folla di duemila spettatori ieri ad Ancona con le sue canzoni d'amore. Ma si è parlato anche di altro

Coez per la prima volta domenica 20 ottobre ha calcato il palco del PalaPrometeo di Ancona con il suo tour "E' sempre bello", di fronte a circa duemila persone curiose di ascoltare il re delle hit radiofoniche dell'ultimo anno e di vederlo esibirsi sul palco. Occhiali da sole dalle lenti colorate rosa e blu, giacca di jeans, lunghe t-shirt personalizzate con le frasi più significative delle sue canzoni, pantaloni larghi e quell'attitudine hip hop che non ha mai perso negli anni: Coez, pseudonimo di Silvano Albanese, classe 1983, ha camminato molto partendo dalle strade romane, quando faceva rap con il suo gruppo Brokenspeakers, fino ad arrivare all'arena di Verona e ai numeri stratosferici su Spotify con successi tipo La musica non c'è o Faccio un casino. «Sono qui con la mia band - spiega il cantante poco dopo l'inizio del concerto - anche per farvi scoprire e riscoprire le mie canzoni meno conosciute. So che molti di voi, forse la maggiorparte, vogliono sentire i successi radiofonici ma io sono anche altro. Spero possiate apprezzarlo». E il publico, in effetti, sembra gradire le sue incursioni nel passato con brani tipo "Ali sporche", "Siamo morti insieme" o "Forever alone" tratti dall'album del 2013, Ali sporche. Coez balla, salta, gioca con l'asta del microfono, scende dal palco salutando le prime file, insomma, non si risparmia per nulla al mondo e fa anche una dedica speciale a tutte le mamme dei suoi fan "che - come dice lui - si fanno il culo" cimentandosi nella sua "E yo mamma".

Spettacolo, certo, ma anche momento di riflessione politica. Sì perché in un piccolo intervallo viene mostrato un video dedicato alla Ong Open Arms. Un amico di Coez è partito cercando di salvare in mare quante più persone possibili. Così lui ha deciso di raccontare questa storia, la storia di molti ragazzi che non vogliono stare con le mani in mano ma che desiderano girare il mondo e aiutare il prossimo. Abbattere tutti i muri. Sembra essere questo il messaggio che trapela durante tutto lo show di due ore. Muri di qualsiasi genere: politici, raziali, sessuali, ma senza parlarne specificatamente nei testi che raccontano le storie dei giovani di oggi alle prese con problemi comuni. Perché i sogni, le incertezze, le insicurezze appatengono a tutti quanti e, perché, come dice anche lui ne "La strada è mia": La libertà spaventa quando è troppa, e la cerchiamo dentro le prigioni, e ci fidiamo delle religioni, ci trasformiamo da aquile in piccioni.

Alla fine del live, Coez manda in visibilio i suoi fan con Occhiali Scuri. Luci psichedeliche e autotune sprigionano l’energia del cantante e della sua band (5 scatenatissimi musicisti). Senza perdere un secondo ci attacca "E invece no" e "La strada è mia". Prosegue incessante e presenta i membri del gruppo: Gaspare alla chitarra, alla tastiera Valerio: "Ultimo - spiega - ma validissimo acquisto”, al giradischi-campionatore il Banana, Passerotto alla batteria, Orange al basso. Il concerto, come in un crescendo, si chiude con i suoi brani più celebri "La musica non c'è" e "E' sempre bello" e, tra un scroscio di applausi, le luci anconetane si spengono.

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