Imprese, ad Ancona 217 giorni di lavoro servono solo per pagare le tasse

Lo studio della Cna ha fotografato l'incidenza della tassazione sulle imprese di Ancona, Osimo e Falconara.

I vertici della Cna Ancona

Il lavoro di 217 giorni su 365 se ne va tutto in tasse. Ad Ancona il prototipo di una piccola o media impresa inizia a produrre guadagni per sé stessa solo a partire dal 218mo giorno. Quel giorno è il 4 agosto e venerdì, come ogni anno, la Cna ha “festeggiato” il Tax Free Day. Fino a dicembre gli incassi saranno destinati non più al fisco, ma al personale o agli investimenti. In occasione del Tax Free Day la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa ha presentato nella sede di via Umani uno studio relativo all’incidenza delle tasse sulle aziende. L’impresa tipo, presa come rifermento, è costituita da 4 operai e un impiegato. Ha un laboratorio di 350 metri quadrati, un negozio di 175 metri quadrati e produce un reddito annuale di 50mila euro. Lo studio fotografa la condizione delle aziende dell’Area Vasta di Ancona, che comprende anche Falconara e Osimo. 

LA SITUAZIONE DI ANCONA

Ad Ancona un’azienda con queste caratteristiche paga il 59,4% delle tasse sul reddito prodotto, il che significa che nel 2017 il reddito disponibile ammonta a 20.314 euro. Il calcolo è stato effettuato sottraendo ai 50mila euro di reddito d’impresa le tasse e le imposte sia nazionali che locali: IMU+TASI, TARI, IRAP,IVS (contributi per invalidità, vecchiaia e superstiti) e IRPEF. Secondo lo studio della Cna, nell’anno in corso un’impresa con sede nel capoluogo deve fare i conti con il 42,2% di tasse statali, 10,3% di tasse comunali e 6,9% di tasse regionali. Il restante 40,6% è invece quello che resta nelle casse aziendali. Numeri che su scala nazionale inseriscono Ancona al 45mo posto tra i 135 comuni presi in esame. Il dato peggiora leggermente rispetto al 2016 (quando l’incidenza della tassazione era del 59,1%). La differenza è dovuta ai contributi IVS che l’anno scorso ammontavano a 10.891 euro annuali contro gli 11.103 del 2017. Tra i capoluoghi marchigiani, Ancona si inserisce al quarto posto: l'incidenza complessiva è maggiore a Pesaro (62,5%), Urbino (61,7%) e a Macerata (61,5%), mentre è minore a Fermo e Ascoli (59,2%).

LA SITUAZIONE DI FALCONARA

Le imprese falconaresi che rispettano le caratteristiche dell’azienda campione pagano in tasse il 62,5% del reddito contro il 62,2 calcolato nel 2016. L’incidenza statale, comunale e regionale lascia agli imprenditori il 37,5% di liquidità. Su un reddito di 50mila euro, dunque, nelle casse restano 18.751 euro. Su 365 giorni di lavoro, 228 servono per pagare le tasse. Numeri con cui Falconara si piazza al 93mo posto della graduatoria nazionale.

LA SITUAZIONE DI OSIMO

Un imprenditore osimano lavora 213 giorni all’anno per pagare i tributi. L’incidenza sul reddito è del 58,4%. Escluse le imposte nazionali e locali, all’azienda resta il 45% degli incassi, cioè 20.821 su 50mila. 

«E’ difficilissimo andare avanti così, le aziende che vanno bene sono quelle che non guadagnano e non perdono» ha commentato Loredana Giacomini, presidente della Cna Ancona, che auspica anche l’istituzione di una tassa unica: «Non si può pagare tutti i giorni un balzello di tasse in cui è facile cadere in errori».  

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