Centro sociale sequestrato: «Il Comune ci aveva dato ok, abbiamo diritto ad esistere»

Al sequestro del loro locale di ritrovo, il movimento Asilo Politico risponde un maniera unanime con una nota stampa collettiva lunga ed esplicativa

Centro sociale Asilo Politico prima del sequestro

La lotta è come un cerchio, può iniziare in qualsiasi momento ma non finisce mai”. C’era scritto così su un muretto posto davanti all’ingresso del centro sociale quando stamattina sono arrivati agli agenti della Polizia Municipale per sequestrare il locale. Un’azione a cui il movimento Asilo Politico risponde un maniera unanime con una nota stampa collettiva, in cui si evidenziano 2 cose. La prima è una risposta alle accuse in cui si sottolinea come “in ogni evento organizzato è sempre stato presente un servizio d’ordine addetto al controllo dell’ingresso e all’interno di questo così da garantire che il numero delle persone non superasse mai quello consentito dalla capacità di capienza dell’edificio”. Secondo la natura da cui si presume scaturisca il provvedimento e dunque l’indagine, cioè il giro di vite nei confronti dei locali notturni dopo i fatti di Corinaldo. E allora il movimento anconetano non ci sta perché “il concetto che ci preme ribadire per rispondere pubblicamente a questo atto, che ci risulta come un attacco all’unica esperienza di conflitto sociale della città, è l’errata categorizzazione del nostro spazio e dunque, di tutti i criteri che ne conseguono”. 

Il comunicato stampa integrale del Csoa Asilo Politico. “In nome di cosa?”

“Da dove iniziamo? Dal presente o dal passato? Forse per correttezza è meglio iniziare dal 2011, anno della nostra occupazione. In quell’anno un gruppo di attivisti ha deciso di ridare vita allo stabile di via primo maggio 126 chiuso in seguito a un incendio. Nasce così il CSOA Asilo Politico. Appena entrati, l’edificio fu trovato in pessime condizioni e in totale stato di abbandono, così come il giardino saturo di cumuli di spazzatura. Grazie al nostro intervento quel luogo è stato riconsegnato alla sua città attraverso attività culturali e sociali, diventando anche sede della Polisportiva Antirazzista Assata Shakur. In questi 8 anni l’anima e la forza dello spazio si è basata su un collettivo fluido e mutevole, tanto che non riusciremo a contare tutte le persone che vivendolo hanno contribuito alla sua esistenza. Un’autogestione che dura da più di 8 anni. Lotte sociali che ci hanno visti protagonisti nelle piazze di tutta Italia e di mezza Europa, lo sport popolare di cui siamo stati un primo esempio a livello nazionale, la lotta per il  diritto all’abitare con l’esperienza di Casa de nialtri, lotte ambientali con i movimenti Trivelle Zero Marche, No Tav e Terre in Moto, il contrasto all’omofobia con la realizzazione del primo Pride delle Marche, cultura alternativa, autoproduzione, solidarietà, mutualismo, antirazzismo ed equità di genere. Tutto questo è quello per cui siamo in Movimento. Per sostenere tutte queste attività abbiamo sempre ricorso a varie iniziative di autofinanziamento che ci hanno permesso di realizzare tutti i progetti che hanno sempre trovato legittimazione nella cittadinanza di Ancona. Arriviamo adesso al presente. Dopo la tragedia di Corinaldo i controlli e le verifiche sullo stato di sicurezza dei locali notturni si sono intensificate, la Polizia effettua controlli e sopralluoghi nelle discoteche anconetane, ma senza ancora capire bene per quale criterio, veniamo equiparati ad esse, ed è il CSA Asilo Politico ad essere sgomberato. Il tema della sicurezza della vita notturna ci è sempre stato a cuore ed abbiamo sempre prestato massima attenzione per garantire incolumità a chi attraversava le mura del centro sociale. Se pensiamo che in 8 anni di attività non c’è stato un fatto di cronaca riguardante il nostro spazio, pensiamo di poterci ritenere soddisfatti del lavoro fatto e riteniamo che questo sia un dato oggettivo che ci deve essere riconosciuto da tutte e tutti, anche dalle istituzioni competenti. La vicenda di Corinaldo è frutto di una logica commerciale e di profitto sulla pelle di giovani e giovanissimi a cui ci siamo opposti proponendo noi un’alternativa. Siamo consapevoli dei lavori che andavano effettuati ed infatti abbiamo sempre avuto un fondo cassa attivo per la ristrutturazione dello stabile tanto che in 8 anni sono state svolte numerose azioni di manutenzione, sempre a nostro carico, per permettere a chi ne usufruiva di farlo in un clima tranquillo e tutelato. Possiamo assicurare che ad ogni evento organizzato è sempre stato presente un servizio d’ordine addetto al controllo dell’ingresso e all’interno di questo così da garantire che il numero delle persone non superasse mai quello consentito dalla capacità di capienza dell’edificio. Il concetto che ci preme ribadire per rispondere pubblicamente a questo atto, che ci risulta come un attacco all’unica esperienza di conflitto sociale della città, è l’errata categorizzazione del nostro spazio e dunque, di tutti i criteri che ne conseguono. Siamo una spazio sociale e collettivo e non un  locale notturno, tutti gli eventi che abbiamo organizzato sono stati fatti con lo scopo di dare uno spazio ai giovani anconetani: sia agli artisti emergenti che hanno trovato nel palco dell’Asilo un’opportunità per esprimersi, sia per quelli che partecipano da spettatori. Il clima che si respira durante le nostre serate è così tranquillo che negli anni si è creata una vera e propria famiglia di affezionatissimi e affezionatissime. Chi partecipa agli eventi è consapevole dello spazio in cui sta entrando, all’ingresso viene sempre chiesta un’offerta libera e volontaria per far in modo che tutti e tutte possano contribuire alla crescita di quello spazio. Le persone che organizzano eventi nel nostro spazio lo fanno tutti e tutte a titolo gratuito o con un rimborso spese minimo,  l’obiettivo delle serate non è quello del profitto ma quello della condivisione di un'altra idea di socialità, di aggregazione e di divertimento. Gli eventi culturali promossi non mirano ad un guadagno ma a fornire un intrattenimento alternativo che altrimenti non troverebbe spazio da nessuna altra parte. Tutti i ricavati hanno finanziato le molteplici attività svolte dal nostro collettivo, e possiamo dirlo senza nasconderci o vergognarci che senza gli eventi  fatti al CSA Asilo Politico non avremmo mai avuto le possibilità per organizzare mobilitazioni come Ghetto in Marcia o il Mondialito Antirazzista, esempio di sport popolare imitato e applaudito in tutta Italia. E queste sono solo due esempi tra i migliaia che avremmo potuto fare. In una situazione come quella attuale in cui la repressione si nasconde dietro il volto della sicurezza, in cui gli spazi sociali e le esperienze alternative sono sotto attacco, ci sentiamo di far parte di quella parte scomoda del paese che vogliono nascondere sotto il tappeto. L’esperienza di Riace ci insegna che alcune volte per fare la differenza e per riuscire a creare qualcosa di veramente efficace e condiviso è necessario uscire dallo schema formale delle leggi e delle norme scritte. La circolare del nostro sgombero arriva direttamente dal Ministero degli Interni ed è una conseguenza del Decreto Sicurezza, lo stesso Decreto che in nome della sicurezza lascia in mare uomini, donne e bambini, lo stesso che emana daspi urbani ai senza tetto invece di trovargli una casa, lo stesso che sta portando avanti sgomberi e repressione in tutto il paese per bloccare ogni forma di resistenza dal basso, come lo sgombero del Baobab ci dimostra. Siamo fieri di essere dalla parte di chi resiste e lotta e rivendichiamo ancora una volta la nostra esistenza , che si basa sul conflitto e sull’autogestione, che mostra le contraddizioni della società attuale e che si impegna attraverso la partecipazione fisica, con i corpi, i cuori e le menti, a cambiare veramente le cose. Per questo non permettiamo in alcun modo di essere paragonati ad un locale che fa serate. Sgomberando l’Asilo Politico non si sgombera solo un luogo di festa  ma uno spazio di lotta e socialità in cui centinaia di persone  anconetane ci hanno lasciato un pezzo di cuore.  Il nostro spazio si è più volte trovato a confrontarsi con le istituzioni locali e gli organi di controllo come Polizia, attraversando anche un momento in cui l’amministrazione locale ci aveva dato il permesso di stare lì, perciò che oggi venga alzato tutto questo clamore di fronte a una cosa che tutti già sapevano rasenta il ridicolo. In nome di quale sicurezza siamo SOLO noi a pagarne le conseguenze mentre i bambini e gli studenti di questa città continuano ad andare in scuole pericolanti, rischiando che i soffitti delle aule gli crollino in testa? Come infatti è successo a Milano e come con il condono edilizio firmato dal governo si permetterà di ricostruire in zone ad alto rischio sismico  proprio nella nostra regione. Chiediamo che ci venga riconosciuta la nostra funzione ad esistere, che ci venga lasciato il tempo per mettere a norma l’edificio o che ci venga trovato un altro spazio per portare avanti tutte le nostre iniziative. Non possono essere dei sigilli a fermare un’ esperienza così larga e consolidata come il Csa Asilo Politico, perché se si sta realmente parlando della necessità di trovare un edificio a norma, di spazi abbandonati e disponibili la nostra città sfortunatamente abbonda mentre se il problema è politico sono le nostre attività a parlare e a legittimarci. Sappiamo che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta.

I nomi e cognomi di chi sta sostenendo la causa dell’Asilo Politico - Sfoglia

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