Carceri, manca anche una guida: Lodolini interroga il ministro Orlando

«Ho visto una condizione complicata. Chiederò al Ministro cosa il Governo pensa di fare di fronte a evidenti difficoltà operative e i tempi per la nomina di un Provveditore»

Da sinistra Emanuele Lodolini e Andrea Orlando

L’onorevole Emanuele Lodolini sta preparando un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro della Giustizia Andrea Orlando perché si affronti la questione delle carceri marchigiane e anconetane. Decisione presa dopo i casi di violenza sugli agenti di Polizia Penitenziaria e le proteste messe in atto dai detenuti che, dal canto loro, rifiutano la quinta branda nelle celle. Una questione di dignità umana prima ancora che di spazio. Una realtà troppo spesso nascosta quella carceraria e raccontata in esclusiva da AnconaToday che ha intervistato proprio Lodolini:

Si rifiutano di enrare in cella, detenuti in protesta 

«Sono tornato a Montacuto perché ci ero andato all’inizio della mia legislatura e mi ero ripromesso di farlo anche al termine per avere un riscontro nel tempo - ha detto Lodolini - Ho visto una condizione complicata, tutt’altro che facile. È evidente come ci sia stato un progressivo sovraffollamento nonostante gli interventi del Governo». Infatti nel carcere di Montacuto ci sono 299 i detenuti, con una percentuale variabile ma che si aggira sempre intorno al 5% di casi prischiatrici e il 30% di tossicodipendenti. Ma queste persone non dovrebbero stare nei REMS (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza)? «Ce ne sono pochi, ne servirebbero di più». Insomma le carceri così non servono a nulla. «Sì, c’è un tema di inadeguatezza degli organici e degli spazi perché, in alcune celle, c’erano 5 brande, ben al di là dello spazio minimo consentito per ciascun detenuto.

"Per questo mi sono preso l'impegno di scrivere un’interrogazione parlamentare per chiedere conto del sovraffollamento presente a Montacuto e della carenza di organico a Barcaglione, ma soprattutto chiederò al Ministro Orlando i tempi previsti per la nomina di un Provveditore delle Marche perché, a quanto già detto, si aggiunge anche la questione dell’accorpamento dei Dipartimenti di Amministrazione Penitenziaria Emilia-Romagna e Marche"

Già perché all’apice di tutto c’è l’assenza di una politica penitenziaria regionale dopo l’accorpamento delle due regioni (Emilia Romagna e Marche) guidate da un unico Provveditore. Peccato che ad oggi il Provveditore delle Marche sia pro tempore perché è lo stesso che coordina il lavoro dell’area Triveneto e che la scorsa estate aveva guidato anche la Sicilia. Insomma impensabile che possa fisicamente seguire anche le Marche. Se poi si pensa che da mesi il carcere di Montacuto vede l’assenza (motivi strettamente personali) del direttore, è chiaro come le la casa circondariale dorica rischi la paralisi. Sarebbe forse meglio tornare indietro sugli accorpamenti? «No, indietro non si torna. Ma chiederò al Ministro cosa il Governo pensa di fare di fronte a evidenti difficoltà operative e i tempi per la nomina di questo Provveditore».

Sovraffollamento, agenti senza stipendio e personale senza incarichi: carcere paralizzato

«A cascata si acuiscono tre questioni. In primis il sovraffollamento. L’ho visto nelle celle dove c’era la quinta branda. Non hai lo spazio per muoverti. Il sovraffollamento è la conseguenza di una serie di fattori tra cui il fatto che si tratta di una casa circondariale per cui non è come Barcaglione dove ci sono solo detenuti con sentenza definitiva, ma anche tanti detenuti in attesa di giudizio. Poi c’è una forte presenza di extracomunitari». Eppure è recente lo Svuotacarceri. «Nonostante quello il Comitato per i Diritti Umani ha già registrato una tendenza al sovraffollamento delle carceri in Italia». C’è poi il tema delle depenalizzazioni e delle misure di pena alternative. «Mi limito a dire che bisogna andare avanti con la depenalizzazione di reati che hanno un minore impatto in termini di allarme sociale. Io sono tra coloro che hanno firmato la proposta di legge per la liberalizzazione della cannabis e delle droghe leggere».

«Mio figlio era malato e lo Stato lo ha fatto morire in carcere. Voglio la verità»

Depenalizzare e misure alternative, ok. Poi, però, in un periodo storico come questo, le persone chiedono anche sicurezza e certezza della pena. «La certezza della pena è sacrosanta, ma non dobbiamo dimenticare un tema di civiltà per cui, come aveva già espresso l’allora Presidente della Repubblica Napolitano citando Voltaire, il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri».

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