Crack Banca Marche, al via il processo. I risparmiatori: «Ecco le nostre storie»

Durante l'udienza preliminare di oggi più di 3000 persone hanno chiesto l'ammissione come parte civile. Fuori dal Tribunale alcuni risparmiatori hanno raccontato le loro vicissitudini

Foto di repertorio

Le porte dell’aula al quinto piano del Tribunale si chiudono alle 15 in punto. Dentro non ci sono gli ex dirigenti di Banca Marche accusati a vario titolo di bancarotta, ostacolo alla vigilanza e falso in prospetto. Sono presenti solo i rispettivi legali e quelli delle associazioni che hanno chiesto di costituirsi parte civile. L’udienza è stata aggiornata al 16 gennaio. 

I risparmiatori fuori dal Tribunale

Fuori dal Palazzo di Giustizia, aspettando invano di entrare in aula, c’era Rita Mattoni, di Marzocca, che con il dissesto di Banca Marche ci ha rimesso 20mila euro: «Dopo aver contribuito alla liquidità della banca con 30 anni dei miei risparmi mi sono ritrovata con 20mila euro che, è l’equivalente del mio stipendio di un anno, azzerati in una notte». Se conosceva i rischi? «Mi sono fidata di quello che la banca mi ha consigliato, ora sto per andare in pensione e quei 20mila euro potevano farmi comodo. Quello che mi sconvolge è che la politica locale non ha fatto nulla per salvare quella banca». Poco più in là c’è Carla Scuppa, jesina. Due anni fa esatti è venuta a sapere che i risparmi di una vita erano andati in fumo leggendo un’agenzia stampa sul cellulare: «Erano le 22:30 del 22 novembre 2015 quando ho letto la notizia sul telefonino in cui c’era scritto che le azioni e le obbligazioni subordinate erano state azzerate. In un quarto d’ora, venti minuti, forse mezz’ora ho pensato di tutto. Il giorno dopo sono andata in banca, ho parlato con il direttore che mi ha risposto di non saperne nulla». Investiva in Banca Marche quando aveva qualcosa da mettere insieme: «Per me, come per tutti, era una sicurezza. Non era una banca quotata in borsa e non c’era nessun problema. Avrei usato quei risparmi per la mia famiglia, per una nostra tranquillità». Poi c’è Pierino Ghergo, che gestisce un supermercato in piazza D’Armi: «Ho perso circa 20mila euro e l’ho saputo dagli organi di stampa, ma non mi è mai arrivata nessuna comunicazione dalla banca. C’è solo tanta rabbia, non solo mia ma di tutti i cittadini perché c’è chi ha investito la vita. Oggi chiedo giustizia e soldi». Sono questi i volti e i nomi di una parte dei risparmiatori che speravano di assistere all’udienza. Una decina di persone, quasi tutti dicono di essere stati invitati dal proprio legale, ma devono arrendersi al personale di sicurezza che in modo lapidario mette le cose in chiaro: «L’udienza è a porte chiuse, oggi potevano entrare solo gli addetti ai lavori e dalla prossima volta entrerete anche voi». 

L’udienza

Mentre i risparmiatori raccontavano le loro esperienze, il Gup Carlo Cimini, in aula, ascoltava le richieste di chi vuole entrare nel processo come parte civile. 3000 di queste persone sono azionisti, obbligazionisti subordinati e dipendenti della stessa banca rappresentati dall’Unione Nazionale Consumatori, che chiedono un risarcimento complessivo di 45 milioni di euro. Ne hanno diritto? I documenti con cui sperano di convincere il giudice sono scritti in 35mila pagine di documenti chiusi in sette trolley trascinati in Tribunale dal pool di legali (Corrado e Carlo Canafoglia, Elisa Pellegrini e Giulia Montesi). Il gup si pronuncerà il 16 gennaio. Le altre associazioni che hanno chiesto la costituzione di parte civile sono l’Adiconsum, rappresentata dagli avvocati Ezio Gabrielli, Erika Micucci e Gabriella Fioretti; L’Adusbef, rappresentata da Paola Formica e Salvatore Ruberti; Federconsumatori rappresentata da Esildo Candria e l’Associazione Consumatori Utenti. «Il processo penale è solo un aspetto di questa partita» ha spiegato in una conferenza stampa l’avvocato Corrado Canafoglia (Unione Nazionale Consumatori). «Una volta che questo capitolo sarà chiuso partiremo con una mediazione obbligatoria davanti alla Camera di Commercio contro Banca d’Italia, Nuova Banca Marche, vecchia Banca Marche e tutti coloro che hanno gestito la banca nell’era successiva a Bianconi fino alla chiusura, commissari di Banca d’Italia compresi, perché anche costoro hanno avuto un ruolo in questa vicenda». 
 

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