Violenta e senza scrupoli, la mafia nigeriana tenta di contaminare la provincia di Ancona

E’ proprio in quell’appartamento della cittadina anconetana che, intorno alle 4 di stamane, gli agenti della Squadra Mobile di Ancona, guidati dal capo Carlo Pinto, hanno fatto scattare l’incursione

Foto di repertorio

Operazione Drill a Bari, Ancona, in Italia e all'estero. Fermati esponenti dei Vikings e degli Eyei, le due violente gang in guerra per il predominio dello spaccio di droga, dalla prostituzione all’accattonaggio. Ci sono in tutto 32 arresti e uno di questi è Aghedo God Power: 30 anni, richiedente asilo, domiciliato a Falconara in un palazzo in cui vivevano diversi cittadini nigeriani. E’ proprio in quell’appartamento della cittadina anconetana che, intorno alle 4 di stamane, gli agenti della Squadra Mobile di Ancona, guidati dal capo Carlo Pinto, hanno fatto scattare l’incursione.  God Power è stato arrestato, mentre per gli altri, gli inquirenti stanno effettuando approfondimenti per capire se siano o meno coinvolti nell’ormai conclamata organizzazione mafiosa di stampo etnico nigeriano. In una parola mafia nigeriana. Quella che, stando alle indagini della Polizia di Bari e Ancona, avrebbe tentato di allungare i tentacoli proprio sull’anconetano e sulle Marche. Questo il ruolo che avrebbe dovuto giocare il 30enne arrestato a Falconara. Insediarsi nel capoluogo dorico per cominciare a costruire un giro di affari per conto del clan Vikings. 

Mafie nigeriane: 32 arresti nell'operazione Drill

Tutto nasce da Bari, dove la Squadra Mobile pugliese ha eseguito 32 arresti nelle prime ore della mattinata. Manette in Puglia, Sicilia, Campania, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Emilia Romagna, Veneto ed all’estero, grazie al coordinamento del Servizio Centrale Operativo sul territorio nazionale ed alle attività di cooperazione internazionale condotte dalla Divisione Interpol in Germania, Francia, Olanda e Malta. La polizia ha così dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta Direzione Distrettuale Antimafia della Procura. Gli arrestati sono tutti nigeriani e ritenuti responsabili a vario titolo di associazione mafiosa finalizzata al favoreggiamento della immigrazione clandestina, alla tratta di esseri umani, alla riduzione in schiavitù, alle estorsioni, alle rapine, alle lesioni personali, alla violenza sessuale, all’uso di armi bianche ed allo sfruttamento della prostituzione e dell’accattonaggio.

Mafia nigeriana in città, il blitz notturno e l'arresto | VIDEO

Vikings ed Eiye, i nomi e le accuse delle due gang

Gli indagati sono: Gbidy Trinity di anni 23, Ernest Omoti di anni 21, Benjamin Omoti di anni 27, Christian God Win di anni 21, Kenet Achokwu di anni 28, Okoh Godday di anni 35, Ebuka Ilegbunam di anni 26, Benjamin Okoinemin di anni 26, Timothy Obinyan di anni 32, John Augustine di anni 24, Solomon Obi di anni 27, God Day Paul di anni 22, Favour Obazelu di anni 40, Monday Ogboi di anni 29, Gods Pawara Agedu di anni 29, Sunday Victor di anni 24, Abibu Omobido di anni 25, Harrison Thomas di anni 32, Shaban Ahmed di anni 29, Vincent John di anni 25, Richard Akhabue di anni 28, Felix Osazvwa di anni 31, Nosa John di anni 33, Olatunde Opaleye di anni 38, Osas O Oghoruy di anni 29, Otaniyen Sunday di anni 34, Peter Maxwell di anni 28, Iyobor Oni di anni 39, Uwa Dickson di anni 27, Blessing Godwin di anni 33, Igbinosa Kate Osawamwenze di anni 47 e Tracy Osakpmwan di ani 29.

Sono tutti accusati di aver fatto parte, insieme a numerose altre persone non identificate, di due distinte associazioni a delinquere di stampo mafioso, di natura cultista, operanti nella provincia di Bari quali cellule autonome delle fratellanze internazionali denominate “Supreme Vikings Confraternity - Arobaga” e “Supreme Eiye Confraternity”, che hanno agito per lungo tempo allo scopo di ottenere il predominio sul territorio barese e di gestire i propri affari illeciti.

Le indagini dell'operazione Drill

Le indagini della Squadra Mobile barese hanno preso avvio dalle denunce sporte, sul finire del 2016, da due cittadini nigeriani ospiti del Centro accoglienza richiedenti asilo di bari, i quali hanno dichiarato di esser stati vittime di pestaggi, rapine e ripetuti tentativi di condizionamento per esser arruolati tra le fila di un gruppo malavitoso che stava espandendo la sua influenza all’interno del centro, poi scoperto essere quello dei c.d. “Vikings”. I dettagli contenuti nelle denunce permettevano di comprendere che molte delle violenze commesse dagli ospiti nigeriani del Cara nei mesi successivi non erano casi isolati, ma si inserivano in un contesto di scontri tra le due principali gang criminali ivi presenti, quella dei “Vikings” e quella degli “Eyie”, la prima più numerosa e più violenta della seconda. Entrambe reclutavano nuovi adepti attraverso cruenti riti di iniziazione consistenti in ‘prove di coraggio’, per tentare di prevalere l’una sull’altra e commettevano violenze, rappresaglie e punizioni fisiche. 

Struttura organizzativa rudimentale ma solida 

Entrambe le compagini si sono connotate per la solidità del vincolo associativo, la programmazione di reati fine di varia natura e per un capillare e costante controllo da parte dei "capi" per il rispetto dei ruoli e delle regole, con cruenti metodi punitivi ogni qualvolta si rendesse necessario per ristabilire gli equilibri compromessi. I due gruppi hanno dimostrato di possedere una struttura rudimentale quanto ai mezzi adoperati, ma solidissima dal punto di vista della ideologia, della organizzazione e dei reati da perseguire, senza cercare in alcun modo aderenze con le mafie locali, dando anche provadi supremazia, quanto allo sfruttamento della prostituzione, nei confronti delle bande composte da albanesi e rumeni.

Donne schiave sessuali e il ruolo delle “blu queen”

Casi di inaudita violenza nei confronti di coloro che non accettavano di aderire alle confraternite o che non ne rispettavano le regole. Le vittime hanno raccontato agli investigatori di pestaggi, frustate, pugni, calci e bastonate con spranghe, mazze e cocci di bottiglia. Nei confronti delle donne nigeriane, in particolare, è emersa anche la vessazione psicologica riservata ad un ceto ritenuto inferiore, buono solo a soddisfare le esigenze sessuali della comunità maschile e, soprattutto, a produrre denaro attraverso lo sfruttamento della prostituzione. Emblematico il ruolo delle così dette “blu queen”, donne considerate una merce di proprietà esclusiva del gruppo degli “Eyie”, incaricate di gestire le giovani prostitute entrate nel Cara dopo essersi concesse ai capi.

Prostituzione e violenza per chi sgarra

Una delle principali attività illecite condotte dalle associazioni mafiose in questione è stata proprio quella dello sfruttamento della prostituzione. Si ricorda, ad esempio, il caso della tratta e riduzione in schiavitù di una donna nigeriana gestito da uno degli indagati, Victor Sunday il quale, dopo averla accompagnata su una delle tante imbarcazioni di clandestini che giungono in Italia dalla Libia ed averla fatta entrare abusivamente nel Cara, le ha imposto di prostituirsi e consegnare i ricavi al gruppo. Poi di fronte alla sua ribellione, la donna è stata punita con ripetute violenze fisiche, sino ad arrivare ad accendere il focolaio di una vera e propria rissa tra bande il 22 marzo 2017. Insieme a lei, veniva punito anche il compagno. Si sono registrati numerosi casi analoghi durante le indagini. I servizi di intercettazione telefonica ed i riscontri sul territorio hanno accertato che uno dei principali interessi delle bande criminali era quello di fare entrare clandestinamente le connazionali nel Centro di accoglienza e farle prostituire e se, in una fase iniziale, si è notato che tale pratica veniva gestita solo all’interno del Cara, in un secondo momento si è compreso che i malviventi fornivano prostitute a clienti anche al di fuori della struttura, per le strade o nelle abitazioni cittadine. Per questo sia i “ Vikings” che gli “Eiye” si sono arrivati ad occupare immobili, adibiti al meretricio, nonché le strade sulle quali collocare le giovani vittime da fare prostituire. 

Accattonaggio e pizzo

Altra attività delinquenziale portata avanti dalle due associazioni è stata quella dello sfruttamento dei nigeriani che mendicano davanti ai supermercati ed altri esercizi commerciali. Anche in questo caso, i servizi di intercettazione telefonica hanno delineato uno spaccato di vita e di criminalità all’interno della comunità nigeriana ben chiaro, peraltro confortato anche dalle parole delle vittime che hanno confermato agli investigatori la sottomissione al pagamento del ‘pizzo’ sui loro miseri ricavi, con consegna di denaro agli esponenti delle gangs o con ricariche telefoniche sulle utenze di costoro.

I fatti che hanno portato all'attuale quadro probatorio 

L’accoltellamento di una donna nigeriana nel gennaio 2017, un rissa del 22 marzo 2017 con gravi ferimenti di alcuni dei partecipanti, un altro scontro all’interno del Cara dell’8 maggio 2017, in cui perse la vita uno dei nigeriani corrissanti appartenente alla compagine dei “Vikings”, ed ancora una rissa nell’agosto dello stesso anno per le strade del quartiere Libertà ed uno stupro di gruppo commesso all’interno del Cara ai danni di una ragazza nigeriana nel mese di marzo 2017, sono solo alcuni dei violenti episodi che si sono verificati nel capoluogo pugliese e che hanno caratterizzato il perdurante contrasto tra i due gruppi criminali.

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