Arbitro picchiato come in una spedizione punitiva, 10 denunce: «Quartiere omertoso»

La vicenda del giovane arbitro pestato a sangue lo scorso novembre a Collemarino si conclude con dieci denunce a piede libero per violenza privata aggravata da minacce di morte e lesioni personali

Un'immagine della gara

Sangue e omertà, conseguenze e contesto di una vera e propria spedizione. E' quanto emerso al termine di un'indagine di Polizia sulla vicenda del giovane arbitro pestato a sangue lo scorso 26 novembre sul campo sportivo di Collemarino, conclusasi con 10 denunce a piede libero per violenza privata aggravata da minacce di morte e lesioni personali. Tra gli accusati c'è Giancarlo Mancini, presidente del Colle 2006 e il dirigente accompagnatore Alberto Tomassoni. L’aggressione di gruppo a cui presero parte, secondo le accuse, costò all’arbitro 21enne Erised Nazeraj gravi lesioni al timpano.

Ma che cosa successe su quel campo di periferia? Prima la decisione di convalidare un gol del Leonessa dopo un’azione dubbia, contestata da giocatori e tifosi di casa. Poi l’espulsione del vicecapitano del Colle che, secondo la ricostruzione della Polizia, aveva spintonato il direttore di gara usando la testa come in un faccia a faccia ad alta tensione. Infine la decisione di sospendere il match a cui è seguita l’invasione di campo di alcuni tifosi e lo sfogo della follia violenta. Alcuni giocatori del Colle, tra cui proprio il vicecapitano, hanno cercato di bloccare un calciatore avversario che provava a guadagnare la via degli spogliatoi. Il tutto, ha spiegato la dirigente della Digos Margherita Furcolo in una conferenza stampa, con l’aiuto del presidente del Colle 2006 e del dirigente. Obbiettivo del gruppo: invitare “caldamente” i giocatori del Leonessa a rimanere in campo per fare in modo che la partita riprendesse ed evitare la sconfitta a tavolino. Contemporaneamente l’arbitro veniva apostrofato con ingiurie e minacce di morte. Dal «figlio di…» a vere intimidazioni. Alla fine, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, i giocatori del Colle, insieme al presidente della società e al dirigente accompagnatore,  hanno accerchiato il giovane direttore di gara che è stato poi pestato quando ha cercato di andare verso gli spogliatoi. Calci e pugni mirati alle gambe, alle braccia, al torace ma quelli più gravi alla testa. Il 21enne ha infatti riportato la lesione di un timpano. «Inizialmente era refertato con dieci giorni di prognosi, ma poi ci sono state delle visite specialistiche e ha avuto il suo bel da fare» ha spiegato la dirigente. Solo una volta guadagnato lo spogliatoio Nazeraj riuscì a chiamare la polizia. «Ci chiamarono anche altre persone dicendo che c’era un ragazzo che urlava e perdeva sangue, ma quando arrivammo si erano dileguati tutti, trovammo solo lui scosso e sanguinante» specifica la Furcolo.

L'OMERTA'. E proprio la ritrosia a denunciare l’accaduto da parte dei circa 60 presenti ha allungato le indagini. «C’è una forma di paura e ulteriore stato di stress legato al fatto di esporsi in prima persona. In una serie inferiore le tutele possono non essere così forti come nelle serie professionistiche. Ancora oggi - ribadisce la numero uno della Digos dorica - queste persone hanno paura a parlare di questo episodio, ciò dimostra la fortissima pressione esercitata dalla compagine padrona di casa». Alcuni degli indagati sono gravati da piccoli precedenti non specifici. «Non sono sprovveduti, quello che è successo dimostra anche un’attitudine alla prepotenza e a comportarsi in un certo modo». Non solo. Nazeraj, che ha ripreso l’attività arbitrale, preferì farsi visitare all’ospedale di Fermo e non a Torrette per paura di avere ancora a che fare con gli aggressori. «A parte l’arbitro non ha denunciato nessuno. Spesso c’è la paura forte di ritorsioni sulla sfera privata e personale. L’aggressione è stata ripresa da un genitore dei ragazzi del Leonessa, è stato accerchiato da altri spettatori che gli hanno intimato di consegnare il cellulare per cancellare le riprese. Lui non lo ha fatto». Nei prossimi giorni potrebbero arrivare i Daspo, che impediranno agli atleti coinvolti anche di allenarsi con la squadra.  

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