Terremoto: dopo 3 anni, 3 governi e 3 commissari le Marche ancora dimenticate

A tre anni da quella incredibile notte del 24 agosto 2016, quando il terremoto distrusse la frazione di Pescara nel comune di Arquata del Tronto causando la morte di 51 persone, la ricostruzione fatica a partire e i progetti presentati sono pochi

Pescara del Tronto nel luglio del 2017 - foto di archivio

A tre anni da quella incredibile notte del 24 agosto 2016, quando il terremoto distrusse la frazione di Pescara nel comune di Arquata del Tronto (provincia di Ascoli Piceno) causando la morte di 51 persone, la ricostruzione fatica a partire e i progetti presentati sono pochi: su circa 73mila edifici dichiarati inagibili, le domande dei cittadini per il contributo per la ricostruzione sono circa 10mila (poco più del 13%) e presso le Casse Edili i cantieri avviati negli ultimi mesi sono poche centinaia. Non esiste ancora un monitoraggio complessivo della ricostruzione né della raccolta e gestione delle macerie. A denunciarlo oggi è l’Osservatorio Sisma insieme a Fillea Cgil e Legambiente. Le Marche sono l'unica Regione ad avere un sito dove si può verificare la raccolta delle macerie, ma lo Stato italiano ha già finanziato una piattaforma per verificare in tempo reale la rimozione delle macerie pubbliche e private e la loro destinazione per le aree colpite dal terremoto del 2009.

La gestione delle macerie

Problemi anche sul fronte della gestione delle macerie: le Marche all'inizio di luglio hanno lanciato un allarme pubblico sul rischio di sospendere la raccolta delle macerie per la mancanza di fondi disponibili da parte del governo. Con la ricostruzione privata si è poi presentato il problema della gestione delle macerie private, che saranno molte di più di quelle pubbliche e che senza una pianificazione, un indirizzo sia ministeriale che regionale si rischia che non siano gestite correttamente.

Il punto sulla ricostruzione 

Le Regioni non hanno provveduto a elaborare il provvedimento per disciplinare la partecipazione delle popolazioni al processo di ricostruzione come previsto dal DL 189/2016 e dall'Ordinanza n.36 del 2017. Qualche Comune però ha provveduto a dotarsi di un Regolamento. È stata per lo più disattesa la normativa del 2012 e 2013 sugli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni. Disattesa anche la norma (L. 89 del 24 luglio 2018) che prevede che entro il 7 settembre 2018 (con aggiornamento trimestrale) il Commissario Straordinario predisponga e pubblichi "le linee guida contenenti l'indicazione delle procedure e degli adempimenti connessi agli interventi di ricostruzione". Sul fronte del lavoro, invece, «è positivo che il Commissario Straordinario abbia confermato, dopo un anno di incertezza, l'utilizzo del Documento Unico di Regolarità Contributiva di Congruità (Durc) e del Settimanale di cantiere, strumenti fondamentali per prevenire il lavoro sommerso e irregolare - ha detto Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea - Abbiamo già visto lavoro nero, irregolare, intermediazione illecita di manodopera, subappalti irregolari, norme di prevenzione e sicurezza sul lavoro non rispettate».

«Noi dimenticati», la rabbia e lo sconforto dei sindaci del cratere 

«A tre anni dal terremoto abbiamo avuto tre governi e tre commissari, ma non sappiamo ancora chi sono i nostri interlocutori. Ognuno di loro ha fatto qualche “leggina", qualche decreto, tante promesse, ma poi non ci hanno più fatto sapere niente. Ognuno, poi, rimette in discussione ciò che ha fatto l'altro. Nel mentre la ricostruzione è ancora ferma". A parlare è Aleandro Petrucci, sindaco di Arquata del Tronto, il comune che non c'è più, simbolo, con le sue 51 vittime. «Ad oggi, manca una legge organica per i comuni terremotati del Centro. Ogni tanto ci arriva un nuovo contentino: prima siamo stati inseriti nel decreto per il Ponte Morandi, poi in quello per Ischia, per l'Etna, ora nello Sblocca Cantieri. Ad oggi non è stata trovato nessun accordo per la ripartizione delle 200 unità di personale previste dallo Sblocca Cantieri per le 4 regioni interessate». Un passo indietro già a partire dal numero di unità predisposte: «Ne avevamo richieste 500. Il numero attuale è insignificante, di fatto un comune ne avrà massimo 2: che cosa dovremmo farcene? A fronte del mancato accordo, la discussione continuerà la prossima settimana - continua il sindaco - ma nessuno vuole fare un passo indietro. Sono 260mila le tonnellate di macerie già rimosse, ma ne rimangono ancora 100mila da portar via. I camion per lo smaltimento devono fare su e giù da Monte Prandone, si tratta di un tragitto di 80 chilometri. Oltre a ciò, il sito di Pescara non è ancora funzionante perché manca la copertura. Di fatto ci vorrà ancora più di un anno per terminare lo smaltimento. Quando inizieremo a ricostruire?». E’ questo il vero punto interrogativo. Nel mentre, il processo di ricostruzione ad Arquata del Tronto va avanti con estrema lentezza.

Parla di norme inadeguate, scarso coraggio da parte del governo, ma anche ostacoli burocratici  Mauro Falcucci, sindaco di Castelsantangelo sul Nera. «Dopo tre anni abbiamo la sensazione di essere stati dimenticati. L'altro ieri avremmo molto gradito se il Presidente del Consiglio avesse anche fatto riferimento al terremoto - spiega il primo cittadino - dato il piccolo programma sulle emergenze italiane che presentato. Se non riceviamo la certezza di avere delle agevolazioni che riguardano alcune aree, come non pagare l'Imu o supporti alla piccola imprenditoria, tra 15 anni la montagna non esiterà più. Aspettiamo le norme che ci dicano che possiamo vivere in montagna, allora ha senso ricostruire, siamo coscienti del dramma ma qui tra 15 anni c'è il rischio che non ci sarà più nessuno. Oggi è toccato a noi, domani, speriamo di no, potrebbe colpire un'altra realtà. Irpinia docet. Il commissario di Genova, ha avuto i suoi poteri, il commissario di ricostruzione a noi non pensa, per questo i poteri sono limitati. 

Si appella alla politica anche Giuliano Pazzaglini, ex sindaco di Visso, comune delle Marche distrutto dal terremoto del 2016 del Centro Italia, eletto senatore della Repubblica con la Lega - Salvini premier nella circoscrizione Marche lo scorso 2018. «In questa occasione assumo la triplice veste di terremotato, ex sindaco e parlamentare. Da terremotato posso dire che la politica deve tenere in considerazione le esigenze dei cittadini. Da ex sindaco, posso ribadire quello che penso da cittadino terremotato. Da parlamentare, il discorso è diverso, bisogna capire come viene gestita l'emergenza terremoti. Il 10% della competenza spetta alla Protezione Civile, il 20% al Parlamento e infine il 70% del Governo con il commissario straordinario per la ricostruzione post sisma. Io credo che il Parlamento abbia fatto molto, con 5 decreti e 60 provvedimenti, siamo riusciti a sanare le difficoltà e abbiamo rimosso molti ostacoli, ma purtroppo questo non viene percepito dalla popolazione».

Turismo e consumi, a 3 anni dal sisma ancora tutto fermo

"Ciò che più ferisce e sconforta, a distanza di tanto tempo, è trovare la situazione del tutto immutata. Quello che doveva essere e potrebbe essere "il cantiere più grande d'Europa" è fermo, la ricostruzione non parte e i cittadini, scoraggiati da tale andamento, stanno abbandonando le aree colpite. Rassegnati dall'immobilismo di chi in campagna elettorale si è prodigato in promesse e rassicurazioni, i cittadini di queste aree stanno lasciando la propria memoria e le proprie radici in balìa di un triste declino". Lo indica in una nota Federconsumatori. "I dati dimostrano questa allarmante tendenza: solo 941 domande per la 'ricostruzione leggera' sulle 2.846 previste in tutto il cratere sono giunte sul tavolo dell'ufficio speciale per la ricostruzione”.

I numeri del commercio e delle vendite nelle aree colpite dal terremoto 

Nei paesi svuotati e con il turismo in lenta ripresa si registra ancora un crollo del 70% delle vendite che sta soffocando l'economia locale, a partire dagli agricoltori e gli allevatori che sono rimasti nonostante le difficoltà. E' quanto afferma la Coldiretti a tre anni dalla prima scossa che il 24 agosto 2016 ha devastato ampie aree del centro Italia. Nelle zone terremotate è ancora lontano - sottolinea la Coldiretti - il ritorno alla normalità, dalle difficoltà abitative delle popolazioni locali ai problemi a far tornare i turisti, mentre si scontano i pesanti ritardi della ricostruzione. Il risultato - precisa la Coldiretti - è un crollo delle vendite dei prodotti locali che gli agricoltori, a prezzo di mille difficoltà, sono comunque riusciti a salvare dalla macerie garantendo la continuità produttiva e, con essa, una speranza di ripresa in un territorio a prevalente economia agricola. In difficoltà ci sono 25mila aziende agricole e stalle censite nei 131 Comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove - continua la Coldiretti - c'è una significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, e un rilevante indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo. Se la lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp è in piena raccolta e si prevede una produzione di qualità attorno ai 3mila-4mila quintali in linea con lo scorso anno, in maggiori difficoltà si trovano altri settori con un calo ad esempio del 20% del latte per la chiusura delle stalle. Lenta ripresa anche per i 444 agriturismi che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell'area dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria. Per aiutare le aziende a risollevarsi è scattata in questi ultimi tre anni una grande azione di solidarietà e aiuto con le operazioni "adotta una mucca", per dare ospitalità ad almeno 2000 pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle, e "dona un ballone" di fieno per garantire l'alimentazione del bestiame ma anche la riscoperta dell'antica tradizione agropastorale della "paradura" con la quale i pastori sardi della Coldiretti hanno donato mille pecore ai loro colleghi umbri colpiti dalle scosse per risollevarne le sorti. Senza dimenticare - continua la Coldiretti - i mercati degli agricoltori di Campagna Amica, nella Capitale e in tutta la Penisola, che continuano ad ospitare gli agricoltori terremotati e i loro prodotti rimasti senza sbocchi di mercato con oltre 60mila italiani che hanno assaggiato la "caciotta della solidarietà", ottenuta con il latte raccolto dalle stalle terremotate di Norcia, Amatrice e Leonessa e il "cacio amico" fatto con il latte degli allevamenti marchigiani. Ed è stata anche effettuata la distribuzione gratuita di 565.260 litri di gasolio alle aziende agricole grazie all'impegno di Coldiretti, Consorzi Agrari d'Italia, Eurocap Petroli e del Consorzio Cooperativo Finanziario per lo Sviluppo, senza alcun contributo pubblico e sempre la Coldiretti assieme all'Associazione Italiana Allevatori e ai Consorzi Agrari ha consegnato mangiatoie, mangimi, fieno, carrelli per la mungitura, refrigeratori e generatori di corrente oltre a roulotte, camper e moduli abitativi.

Galli (AIGAE): «Da sempre con l'Italia centrale che soffre»

«Da sempre con l'Italia Centrale che soffre. Le Guide Ambientali Escursionistiche dell'Aigae ancora una volta saranno, come sempre hanno fatto, al fianco delle popolazioni dell'Italia Centrale colpita nel 2016 dal terremoto». Così Davide Galli, presidente Nazionale delle Guide Ambientali Escursionistiche dell'Aigae. «Con l'avvicinarsi degli anniversari si moltiplicano gli eventi nelle Marche e in Umbria, territori che come tutti quelli dell'Italia dell'Appennino, hanno ricchezza di tradizioni, cultura e storia", ha aggiunto. "Le nostre Guide, anche nel corso di questi tre anni, sono riuscite dove possibile a tenere alta l'attenzione su queste Regioni - ha proseguito Galli - perché era ed è importante non lasciare sole queste popolazioni importanti per l'Italia. Il turismo escursionistico continuerà a fare la sua parte e tante saranno le escursioni, le camminate nelle Marche e in Umbria».

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