I messaggi in bottiglia arrivano in grotta: Franceschì e Franchino si ritrovano dopo anni

Lo stesso mare che li ha fatti conoscere li ha fatti incontrare di nuovo dopo anni. Un catamarano, i messaggi in bottiglia, il destino e una lunga amicizia

Una delle bottiglie arrivate a Francesco Foligni

Si sono conosciuti in mare 20 anni fa, hanno condiviso l’età d’oro del surf e la passione per le onde cresciuta di pari passo con la loro amicizia. La quotidianità li ha separati per anni finché proprio il mare e un gruppo di bambini inconsapevoli li ha fatti incontrare domenica scorsa per caso o per destino. Francesco Foligni oggi è il 37enne titolare dell’omonima pasticceria anconetana, la settimana scorsa davanti alla sua grotta ai piedi del Cardeto si è materializzato un piccolo catamarano in legno con una quindicina di bottiglie. Dentro c’erano altrettanti messaggi, li avevano scritti i piccoli allievi della Huia Surf School fondata a Senigallia proprio dal quel vecchio amico e compagno di onde, Franco Francesconi.

«Io e Franco siamo cresciuti insieme, eravamo tra i pionieri del surf anche d’inverno in un’epoca dove per sapere se c’erano le onde dovevi telefonare all’amico perché non c’era internet. La vita e il lavoro ci hanno diviso per anni e quando ho visto il piccolo catamarano con il logo della scuola di Franco mi sono emozionato, è stato come se lui mi fosse venuto a chiamare» racconta Foligni. E l’emozione è diventata più grande quando il 37enne ha aperto le bottiglie che avevano navigato da Senigallia. Contenevano i messaggi scritti dai piccoli allievi della Huia Surf School di Franco: «C’erano scritti messaggi di pace e di rispetto per l’ambiente- racconta Foligni- uno mi ha particolarmente colpito perché c’era scritto “vorrei che a Senigallia le onde fossero più alte” ed è esattamente il sogno che io e Franco avevamo da ragazzi». Francesco ha quindi preso il telefono, ha cercato il numero di Franco che aveva ben conservato e dopo anni ha inviato un sms all’amico con un breve messaggio: la foto del catamarano ormai malconcio e la domanda “E’ vostro?”. Risposta affermativa, quindi la telefonata con un tuffo nel passato che ha riacceso il ricordo di quel primo incontro nelle acque dei Sassi Neri, delle macchine scassate, dello scirocco che faceva spostare le tavole verso sud, dell’osteria dopo il surf e dei tempi in cui uno era “Franchino” e l’altro “Franceschì”.

«Chi è del mare si ritrova in lui»

L’argomento principale però era quel piccolo catamarano spinto dal destino: era stato costruito con materiale restituito dalle onde da Franco e dagli allievi del centro estivo della scuola Huia Surf School, un gruppo di ragazzi tra i 5 e 12 anni che partecipano ai corsi di surf e ad attività legate al mare e al suo rispetto. Il catamarano è partito dalla Marina Vecchia di Senigallia, a nord del porto, dopo un primo tentativo fallito. Ha navigato per 15 giorni fino ai piedi del Cardeto. «Per tutti i 15 giorni hanno soffiato venti diversi, ci sono state anche delle mareggiate e pensavamo un po' tutti che quella barchetta si fosse ribaltata anche se era stata costruita con delle vele rinforzate e uno scafo bilanciato- racconta Franco- quando mi ha chiamato Francesco sono rimasto sorpreso soprattutto perché secondo i miei calcoli la barca è arrivata alla sua grotta da sud, quindi dopo aver girovagato. Quel giorno se avessi giocato alla lotteria avrei potuto vincere 60 milioni di euro, ma non sono il tipo». Possibile che sia tutto frutto del caso? «Io ho un approccio scientifico alla vita, ma mi devo abbandonare all’idea che chi è di mare si ritrova nel mare. Quello che è successo è servito a ricordare sia a me che a Francesco la potenza di quegli anni, ma anche il fatto che ci siamo e siamo connessi dal mare».

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