Giovani e lavoro, parola di calzolaio: «I ragazzi chiedono di imparare questo mestiere»

Altro che "choosy", l'artigiano anconetano sfata un luogo comune

Foto di repertorio

Nel cuore del Piano c’è un’attività artigianale che sopravvive da decenni e tira avanti nonostante le pesanti tassazioni e l’impossibilità di tramandare il mestiere. Quella di Carlo Vitaloni (nella foto in basso con un cliente), calzolaio di via don Giovanni Bosco è una storia di famiglia e sacrifici, ma anche della difficoltà di insegnare la sua professione. Ovvio, nessuno vuole imparare a fare il calzolaio, specialmente i giovani italiani. Sbagliato. Il luogo comune viene sfatato proprio in questo piccolo locale a pochi passi dall’oratorio dei Salesiani: «Ho avuto richieste da parte di giovani, anche italiani, di poter venire qui ad imparare il mestiere ma non ho potuto prenderli» svela Carlo, calzolaio dal gennaio del 1990 che l’arte l’ha imparata stando accanto a suo papà. Vitaloni non ha preso apprendisti perché certamente quei ragazzi volevano essere pagati. No, e questo è il secondo mito sfatato in una chiacchierata di neppure mezz’ora: «No, non volevano la retribuzione, cercavano solo di imparare il mestiere». 

Allora qual è stato il problema?: «La mia è una ditta individuale e finché sui macchinari ci lavoro io rimango nel rispetto della normativa, ma legalmente non posso tenere altre persone – spiega Vitaloni mentre ricuce un paio di scarponi neri - con l’evoluzione delle leggi sulla sicurezza nei posti di lavoro i miei macchinari non risultano a norma per essere utilizzati da un apprendista. Io però non sono contrario a questa regola, è giusto che sia così». Comperare macchinari di ultima tecnologia, che permetterebbero l’utilizzo anche a eventuali apprendisti, è una spesa al momento non prevista: «Se dovessi rifare ex novo l’attrezzatura base che mi permette di lavorare bene non spenderei meno di 45mila euro». Chiusura doverosa sul mercato anconetano: «E’ scarso, c’è la crisi come in tutta Italia e la gente non potendo spendere si accontenta delle scarpe del mercato. Io sopravvivo, perché oltre ai pochi clienti del Piano ne ho molti fuori zona come Torrette, Falconara, centro e Pietralacroce». 

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