Bus, furbetti del biglietto e dove trovarli: in arrivo la mappa dell'evasione

Solo il 35% dei multati paga il dovuto e così si ragiona su nuove misure per contrastare i portoghesi. Conerobus: «L'inasprimento delle multe ci aiuterà»

Le multe sono diminuite ma, di contro, sono aumentati gli incassi. Per fermare la piaga dei furbetti del biglietto, viaggiatori che salgono sugli autobus del trasporto pubblico locale – urbano ed extraurbano che sia – a Conerobus stanno vagliando diverse ipotesi. Guardando ai dati si scopre che tra il 2015 e il 2016 le sanzioni sono passate da 12.344 a 12.010. Poco più di 300 in meno ma si è incassato di più: 4.245 sanzioni sono state onorate, il 35,38% contro il 29,63% dell'anno precedente. Ancora poco. Per questo si stanno cercando nuovi approcci partendo da una mappatura dell'evasione che studi linee e fasce orarie più gettonate dai furbetti. Nelle quali, successivamente, far confluire i controllori. «Al momento non siamo in grado di indicare le zone – spiega Muzio Papaveri, presidente di Conerobus – ma l'attenzione è massima». Tra gli espedienti, da gennaio, sono state impiegati promoter che, in quattro mesi, hanno avvicinato 35mila utenti. Niente multa, solo info. Molti di coloro che erano senza biglietto lo hanno acquistato via sms, dal conducente oppure, avendolo, sono andati a obliterarlo. «L'inasprimento delle multe deciso dal Governo – aggiunge Papaveri - ci aiuterà. E con i nuovi mezzi potremmo iniziare ad avere anche la tecnologia dalla nostra parte. Ci sono sistemi che contano le persone all'ingresso dividendo il numero di passeggeri con biglietto e con abbonamento. Se qualuno resta fuori dalla conta parte l'avviso alla sede che invia i controllori». 

Il che potrebbe arrivare entro l'anno visto che Conerobus sta predisponendo l'acquisto di 10 nuovi mezzi. Non tanto per il controllo elettronico quanto per ovviare alle misure anti polveri sottili. Nel 2016 l'azienda si è vista sottrarre 180mila euro di mancato rimborso sulle accise per i mezzi sotto l'Euro 2. Che sono diminuiti rispetto al 2015 ma rappresentano pur sempre il 32% della flotta aziendale. Ulteriori costi che si aggiungono a un rimborso chilometrico regionale tra i più bassi d'Italia (2,21 euro a chilometro per Ancona) per complessivi 8,5 milioni l'anno dalla Regione Marche. Un altro 1,5 milioni li mette il Comune di Ancona per i servizi aggiuntivi come le corse serali per universitari (30 e 1/4), il 46 per gli studenti,  il 36 per Barcaglione o le navette per da e per il porto antico. Soldi pubblici che si sono tradotti, nel 2016, in oltre 10,5 milioni di passeggeri trasportati per 3,6 milioni di chilometri. Parlando solo di Ancona. Sulle tratte extraurbane il chilometraggio si ferma a 4 milioni. Poi ci sono i servizi urbani di Falconara (86mila km) e Jesi (526mila), le attività turistiche e, addirittura, le tratte da Loreto ai parchi di Aquafan, Oltremare e Mirabilandia. 

Numeri e rinnovamento che servono per affrontare, a breve, la sfida più difficile: la gara europea con la quale la Regione affiderà il servizio di trasporto pubblico locale per i cinque bacini provinciali. «Il nostro obiettivo – ha ribadito Papaveri – è l’aggiudicazione del servizio. Attualmente stiamo lavorando per individuare i partner con cui presentarci alla gara, ma anche le tante attività già sviluppate e in corso di realizzazione sono fondamentali per cercare di tagliare per primi il traguardo. Siamo in fase di studio dei documenti. Aggiudicarsi la gara significa essere presenti per i prossimi 10 anni». Per questo Conerobus cerca alleanza e già si parla di Busitalia, braccio del trasporto di Trenitalia. Per Papaveri è presto. «Non sarà – conclude – un gruppo formato solo da due ma da tutti quei soggetti che ci consentiranno di presentarci al meglio perché i servizi sono tanti e dobbiamo essere pronti, capendo bene le aspettative della Regione». Per l'assessore ai Trasporti del Comune di Ancona, Ida Simonella, «il cda di Conerobus ha dimostrato si saper reagire nonostante l'anno particolarmente difficile per i tanti cambiamenti che si sono susseguiti, tra i quali il passaggio del contratto di servizio dalla Provincia alla Regione che ha bloccato i rimborsi per ben 5 mesi». 

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