Analisi sui materiali per la ricostruzione post sisma, scoperta choc: c'è l'amianto

In passato a sollevare dubbi sulla presenza di amianto nelle macerie era stata l’associazione di volontariato “La Terra trema e noi no”, quando gli stessi avevano chiesto l’intervento della Regione Marche

Foto di repertorio

Tracce di fibre di amianto nei materiali da usare per la ricostruzione delle Marche colpite dal terremoto del 2016. E’ quanto emerge dalle analisi dei tecnici dell’ARPA (Agenzia per la protezione ambientale) Marche, che nel 2017 avevano effettuato una serie di prelievi nei rifiuti delle ditte in subappalto della COSMARI Srl, il consorzio pubblico costituito e operativo nelle Marche per la gestione dei rifiuti delle zone distrutte, di cui sono soci tutti i 57 comuni della Provincia di Macerata. La conferma è arrivata a marzo quando i tecnici hanno comunicato le risultanze con una lettera indirizzata all’ASUR regionale, Regione Marche e Provincia di Macerata. Doppio blitz negli impianti delle due società private che, da bando, dovrebbero ricevere dlla COSMARI i rifiuti già trattati e puliti, così che possano diventare materia prima da utilizzare nei cantieri della ricostruzione. Ed è proprio lì che sono state rintracciate fibre di amianto. In entrambi i casi i tecnici incaricati della verifica hanno prelevato campioni tra le montagne di rifiuti e, in entrambi i casi, sono state trovate fibre di tipo crisotilo. Amianto insomma nei cumuli di macerie che, a detta dei titolari delle ditte in subappalto, «erano già sottoposte ad operazione di recupero ed avevano conseguito la cessazione di qualifica di rifiuto ai sensi delle norme, in quanto già sottoposte alle operazioni di recupero».

Le leggi a cui si fa riferimento sono quelle che regolano la concessione di servizio tra Regione Marche e COSMARI per cui, come si legge nel bando di gara, è quest’ultima a farsi carico dell’attività di “raccolta trasporto, trattamento e successivo avvio a recupero e/o smaltimento della macerie ed altri materiali derivanti dal crollo degli edifici e delle attività di demolizione di quelli pericolanti, nonché della realizzazione e gestione dei siti di deposito temporaneo a seguito della scosse sismiche del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016”. Insomma è la COSMARI che “pulisce” i rifiuti inerti, percependo 50 euro a tonnellata Iva esclusa, per poi trasportarli alle ditte private che le usano per creare materiale da costruzione. Peccato che proprio in quest’ultimo passaggio, dove si dovrebbe lavorare con materiale pulito, i tecnici ARPA hanno trovato fibre di amianto. «A noi non risulta nulla di questo anche perché ci sono delle indagini in corso - ha spiegato il Direttore Generale della COSMARI Giuseppe Giampaoli, facendo riferimento all'inchiesta della Magistratura maceratese - Hanno fatto controlli dappertutto, anche da noi. Tenga conto che l'amianto sta dappertutto. Dati alla mano abbiamo trovato quasi 2 tonnellate di amianto su 300mila tonnellate trattate».

E' vero, c'è da aspettarsi di trovare fibre di amianto nelle macerie successive ad un terremoto. Ma non nel materiale da usare per ridare vita al territorio distrutto dal sisma. Invece i Forestali dei Carabinieri le fibre tossiche le hanno trovate tra i materiali pronti per essere usati per la costruzione di nuove case. Subito dopo il terremoto, il primo step era stato il passaggio delle macerie nei siti di deposito transitori nei vari comuni, dove si effettuava una prima separazione dei materiali che non erano macerie, come ad esempio canne fumarie, cancelli, o parti di edificio. Non era una selezione, ma una separazione. Semplicemente nel trasporto, se fosse stato avvistato un pezzo di amianto veniva separato dal resto. La vera selezione avviene sui nastri trasportatori del COSMARI dove le macerie vengono guardate con attenzione. In teoria il materiale che esce da lì è pronto per l'ultima lavorazione a formare nuovo materiale per la ricostruzione e dovrebbe essere pulito. Dovrebbe, condizionale, perché dalle analisi ARPAM emergerebbero tracce di fibre tossiche.

In passato a sollevare dubbi sulla presenza di amianto nelle macerie era stata l’associazione di volontariato “La Terra trema e noi no”, quando gli stessi avevano chiesto l’intervento della Regione Marche, in particolare alla figura del Garante Civico Andrea Nobili, a seguito del rifiuto dell’ARPA di fornire i dati sui rilievi fatti nei depositi della Provincia di Macerata avanzata dall’associazione con lettera formale del 3 aprile scorso. «Abbiamo ragione di credere che siano presenti fibre di amianto nei materiali che potrebbero essere utilizzati per la ricostruzione - spiega Diego Camillozzi de La terra trema noi no - L’associazione è preoccupata anche sul fronte della tutela della salute delle popolazioni del cratere, già duramente colpite dal sisma e dall’inerzia del governo. Chiediamo a tutte le istituzioni, ai sindaci, di attivarsi immediatamente per accertare la situazione e agire di conseguenza con urgenza». In passato infatti il gruppo La Terra Trema aveva chiesto se nei siti di deposito temporaneo, dove vengono portate le macerie per la cernita dei materiali pericolosi, fossero state installate delle stazioni di campionamento per il monitoraggio della presenza di fibre di amianto nell'aria. Risposta poi arrivata l’8 maggio quando il Responsabile del servizio inquinamento atmosferico regionale Tristano Leoni spiegava come “i dati richiesti non sono in possesso di questo Dipartimento in quanto non sono state allestite stazioni di campionamento dedicate alla verifica delle fibre di amianto aerodisperse presso i siti indicati”. 

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