Osimo: picchiò e accoltellò l'ex fidanzata, il Pm: «Condannatelo»

Il pm Giovanna Lebboroni chiede la condanna a 12 anni per il 43enne che lo scorso agosto massacrò di botte e poi accoltellò al petto la sua ex fidanzata, che lo voleva lasciare. Il 20 giugno la sentenza

Qualche giorno prima dell’inaudita violenza, di fronte alle notizie del Tg sui femminicidi, si era lasciato scappare: “Fanno bene questi ad ammazzare le donne”. Poi il 22 agosto del 2013, ha deciso che sarebbe toccato alla sua di donna, colpevole di volerlo lasciare. Erano le 5:45 del mattino. Ha atteso che l’ex scendesse di casa e stesse per entrare in macchina. A quel punto ha agito. E’ uscito da un vicolo oscuro nel centro di Osimo, con un coltello in mano. Prima l’ha trascinata fuori dall’auto, poi l’ha massacrata di botte urlando «Devi venire con me». Alla fine l’ha colpita al petto con un coltello da cucina di circa 30 centimetri e se ne è andato solo quando ha visto che stavano scendendo in strada i primi residenti, richiamati dalle urla e dal trambusto. 

Federica Battistoni copia-2Un fatto per cui lui, 43enne osimano già noto alle forze dell’ordine, è finito in carcere con l’accusa di tentato omicidio premeditato. Ieri il pm Giovanna Lebboroni, in sede gup, ha chiesto la condanna a 12 anni per l’imputato, difeso dall’avvocato Marcello Marcellini. L'imputato non ha parlato molto ieri. Ha solo detto: «Mi dispiace». Ma oggi, a distanza di 10 mesi, quella frase non può bastare. Non a lei, 42enne di origini napoletane, che oggi vive ancora nel terrore. Tanto che ha deciso di costituirsi parte civile tramite l’avvocato Federica Battistoni (nella foto), che ha commentato: «Quel 'mi dispiace' doveva arrivare prima e non oggi. Lei è una donna che non è morta solo perché è stata salvata dai parenti» ha ribadito la legale. Si perchè lei, quando ancora era sotto i colpi della furia del suo compagno, fu soccorsa subito dalla sorella e dal nipotino, un ragazzino di 12 anni che, con grande coraggio, aveva impugnato il bastone di una scopa per tentare di fermare la furia dell’energumeno. E oggi la donna porta ancora i segni di quella violenza. Lo testimonia lei stessa. Ma lo dicono anche le carte. Come la perizia psichiatrica di parte che non lascia molti spazi ai dubbi: «Il malessere che condiziona maggiormente la sua vita attuale è un costante stato di allerta che incide sul sonno. Il livello di ansia è costantemente alto, come per un senso di minaccia sempre presente. Segnale evidente di sofferenza psicologica è il repentino dimagrimento di circa 12 kg». In una parola: depressione

Ma lei oggi cerca di farsi coraggio e alla domanda su come vive il presente, risponde: «Piano piano sto cercando di riprendermi. Ho paura per il futuro. Temo che, se dovesse uscire, possa tornare da me». Ma lui ha detto che è dispiaciuto. E lei: «Non gli credo. Non lo perdonerò mai» ha detto chiaramente la 42enne. 

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La sentenza è attesa per il prossimo 20 giugno. Nel frattempo l’imputato attenderà in carcere, dove è ristretto dal giorno di quella brutale aggressione che, forse, sarebbe potuta anche costare la vita alla 42enne. Almeno secondo l’accusa. L'uomo., dopo aver accoltellato l’ex, fu trovato nella sua casa di Numana, dove aveva convissuto per 15 anni con la vittima che, anche per motivi economici, aveva deciso di troncare con lui. I carabinieri di Osimo, guidati dal comandante Raffaele Conforti, lo trovarono in cucina, seduto, con la maglietta ancora sporca del sangue della sua ex fidanzata.

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