Marche, il 55% delle coste invase da cemento: l'allarme di Legambiente

Per Legambiente, nelle Marche, è necessario riavviare un percorso legislativo per il governo del territorio che comprenda anche il vincolo di inedificabilità assoluta per la costa perché la metà delle coste marchigiane sono invase da cemento

Legambiente Marche

Nelle Marche il 55% della costa è consumato dal cemento. Lo dice Legambiente Marche che, con una nota stampa, lancia l'allarme a tutta la regione. Secondo i dati dell'associazione ambientalista, dei suoi 180 km di lunghezza di costa, le Marche ne contano ben 98 km oramai trasformati a usi urbani e infrastrutturali (il 54,4%). Di questi 7 km sono spariti nonostante l’approvazione della Legge Galasso che prevede piani regionali e vincoli di inedificabilità. Risultano liberi dall’urbanizzazione i 26 km di costa ricadenti nelle due grandi aree protette, formate dal Parco Regionale del Monte Conero e dal Parco Regionale del Monte San Bartolo, che anche grazie alla morfologia montuosa hanno fatto da freno al cemento. I 28 chilometri di aree agricole e i 14 di aree ancora naturali rischiano di essere cancellati dalla continua saldatura tra i centri urbani.

Dunque la salvaguardia delle coste torna una prioirtà per la Regione Marche. «È necessario ed urgente riavviare il percorso legislativo per governare e tutelare il territorio e fermare il consumo di suolo nelle Marche, con particolare attenzione alla costa, inserendo un vincolo di inedificabilità assoluta per una distanza di almeno 1 chilometro dal mare – commenta il presidente di Legambiente Marche Francesca Pulcini - Ancor di più dopo quanto è stato approvato nei giorni scorsi al Governo con la legge “Madia”. Se nonostante il quadro normativo che prevede piani regionali e vincoli di inedificabilità, come quelli introdotti dalla legge Galasso, nelle Marche sono stati cementificati 7 km di costa, è facile immaginare cosa potrà succedere in assenza di una riorganizzazione e di un rafforzamento degli uffici preposti alla gestione dei vincoli. Per questo chiediamo alla Regione di riprendere e portare avanti con determinazione il percorso normativo a difesa del nostro paesaggio, come già hanno fatto Sardegna, Toscana e Puglia, che permetterebbe di aprire una nuova pagina nella gestione del nostro territorio. Una nuova fase che mette al centro la salvaguardia delle nostre bellezze e delle qualità territoriali, risorse non rinnovabili e preziosissime per la valorizzazione anche in chiave turistico-economica della nostra Regione, ma anche perché le Marche sono particolarmente esposte al rischio idrogeologico e al fenomeno dell'erosione costiera. Bisogna, invece – conclude Pulcini -, aprire cantieri di riqualificazione ambientale e sociale delle aree costiere, partendo dalla rigenerazione energetica del patrimonio edilizio, che lungo la costa è spesso vecchio e inadeguato, dall’innovazione nel settore del turismo e dal potenziamento del sistema di piste ciclabili e di mobilità pubblica urbana».

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