Psicologia della notizia

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Perché (anche) i marchigiani espatriano? I bisogni insoddisfatti dietro una scelta di vita

Gli italiani espatriati nel 2015 sono 107.529 (A.I.R.E) con un incremento del 6,2% rispetto al 2014. Parlando di giovani tra i 18 e 34 anni il totale ammonta a 39.410 (36,7% del totale). Gli italiani residenti all’estero provenienti dalla provincia di Ancona sono 34.391 (di cui il 47,9% per nascita). Oltre a conoscere i dati ormai tristemente noti dell’esodo risulta interessante indagare le motivazioni estrinseche ed intrinseche che spingono queste persone verso tale scelta di vita.

Come motivazioni estrinseche (o esterne alla persona) vengono più volte riportati tra i vari sondaggi: l’inefficienza della Pubblica Amministrazione, un sistema meritocratico discutibile, la corruzione diffusa, la difficoltà di fare impresa, scarso investimento nella ricerca e soprattutto la difficoltà per i giovani tra i 18 e i 34 anni di trovare lavoro indipendentemente dal livello di istruzione (Sole 24Ore). Oltre ad un contesto non favorevole possono essere individuate anche delle motivazioni intrinseche (interne alla persona) che spingono verso un paese estero. Nello specifico possiamo considerare la teoria dell’auto determinazione (Ryan & Deci, 2000) che individua i tre bisogni psicologici fondamentali che sono necessari per raggiungere uno stato di benessere: Autonomia, Competenza, Relazionalità.

Con Autonomia si fa riferimento alla esigenza di fa emergere il proprio sé, di poter agire liberamente, di portare a compimento delle scelte sulla base della propria volontà. Per Competenza s’intende la necessità di voler migliorare, di voler crescere e dimostrare il proprio valore come persona e come professionista. Relazionalità è il bisogno legato al sentirsi accettati, apprezzati e compresi sia da se stessi sia dagli altri, il voler istaurare relazioni con chi condivide la stessa passione. Per raggiungere uno stato di benessere e di autorealizzazione è necessario che ciascun bisogno sia soddisfatto e in un giusto equilibro. Potrebbe capitare che alcuni individui percepiscano ad esempio di non poter scegliere quando andare a vivere da soli o quale lavoro fare (mancanza del bisogno di autonomia), oppure svolgere un lavoro non in linea con gli studi fatti o non retribuito all’altezza degli sforzi effettuati (mancanza del bisogno di competenza), infine potrebbe capitare di non trovare realtà lavorative dove siano condivisi gli stessi valori o lo stesso background professionale (mancanza del bisogno di relazionalità).

Forse, si potrebbe ipotizzare, che il problema di chi decide di espatriare sta proprio nella mancanza di equilibrio o mancato soddisfacimento di uno o più di questi bisogni fondamentali. Molte volte l’equilibrio si ritrova andando all’estero mentre altre volte si crea ancora maggior disequilibrio. In generale è sempre necessario fare un’attenta valutazione sia personale sia contestuale prima di affrontare una scelta così ardua che molte volte è dettata più dal desiderio di voler fare un tipo di esperienza “stimolante” e “nuova” rispetto al voler cercare un contesto adatto dove si potrebbe manifestare una reale condizione di benessere.

William Sbacco - Dott. in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni Vuoi contattare gli psicologi dell’IPSE? Scrivi a ipse@poliarte.org

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L'istituto Europeo di Psicologia ed Ergonomia (IPSE) di Ancona, che fornisce aiuto alla singola persona, alle comunità, alle aziende e agli enti locali, animerà questa rubrica per fornire ai lettori delle chiavi di lettura agli accadimenti dell'attualità e alle questioni importanti della vita



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