Tumore cerebrale a soli 4 anni, Lara salvata dalla nuova frontiera della neurochirurgia

La piccola, affetta da tumore cerebrale, è stata operata all’Ospedale Regionale di Torrette con un metodo innovativo, uno dei primi eseguiti in Italia su paziente pediatrico

Una fase dell'intervento

Lara, quattro anni, è il simbolo di una vera e propria rinascita. Affetta da tumore cerebrale, il 18 ottobre è stata operata all’Ospedale Regionale di Torrette con un metodo innovativo, uno dei primi eseguiti a livello nazionale su paziente pediatrico: la neurochirurgia con bisturi-laser. Oggi Lara sta bene ed è tornata alla sua vita. L’iter e i risultati di quello che possiamo definire un grande successo, sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa ad Ancona. Il Direttore Generale degli Ospedali Riuniti, Michele Caporossi ha sottolineato l’importanza della grandissima solidarietà «che si è sviluppata in questi mesi per la nostra bimba e che ha visto addirittura una nave intera veleggiare per l'Adriatico con centinaia di persone a bordo che hanno dato il loro contributo a rendere possibile tutto questo. Nello stesso tempo è stata anche una vittoria della tecnologia perché senza la tecnologia sarebbe difficile fare certe cose. Noi – ha proseguito Caporossi - abbiamo introdotto in Italia il top della tecnologia mininvasiva a livello mondiale in termini di neurochirurgia e questo si sposa bene con l'idea che appunto la neurochirurgia pediatrica, come tutte le altre discipline pediatriche, devono avere un trattamento anche dal punto di vista delle risorse disponibili che è un po' diverso da quello che c'è oggi. In Italia spendiamo molto di meno delle altre nazioni europee eppure abbiamo ottimi risultati di salute. Ebbene specialmente per la questione pediatrica bisogna rivedere qualcosa da questo punto di vista, avere tariffe e risorse che siano remunerative per fare in modo che gli ospedali pediatrici come il Salesi che già esiste ma che sarà ancora più bello quando ci sarà la nuova sede, possano dare le risposte compiute con tutto ciò che di possibile c’è in medicina a livello mondiale. Un ruolo importante in tutta questa vicenda l'ha avuto – come sottolineato da Caporossi – la gara di solidarietà che c’è stata grazie alla sensibilità dell’armatore Alberto Rossi e della sua famiglia che hanno organizzato un evento di beneficenza a cui hanno partecipato 280 persone. “280 persone – ha detto Rossi - che hanno ridato speranza ad una bambina. Ed è questa la cosa più bella, la sensazione più bella, che ricevo da questa iniziativa».

Mini invasività e multidisciplinarietà

Due gli aspetti fondamentali che hanno caratterizzano la procedura di intervento: la mini invasività e la multidisciplinarietà. «Mini invasivita' – ha spiegato il dottor Roberto Trignani, neurochirurgo - vuol dire che con tutta la tecnologia attualmente disponibile in un ambiente come la sala operatoria, siamo riusciti a posizionare con una metodica mini invasiva, quindi con un piccolo forellino, una sonda all'interno di un tumore cerebellare profondo della nostra piccola paziente. Questo ci ha consentito con un minimo traumatismo e mantenendo i tessuti sani di riuscire a raggiungere il target della malattia. L'altro aspetto è l'utilizzo della energia laser che riesce come un bisturi a distruggere la lesione. Tutto ciò unito alla partecipazione di tante competenze per la realizzazione della procedura, cioè in assenza di tante competenze coordinate insieme, questa procedura non potevamo portarla a compimento perché la particolarità è che la procedura inizia in sala operatoria con il posizionamento della sonda ma poi l'azione terapeutica viene realizzata dentro l'apparecchiatura della risonanza magnetica e quindi ci sono i colleghi della neuroradiologia che attraverso il controllo delle immagini riescono a modulare l'azione di rilascio dell'energia laser sulla lesione cerebrale. Attraverso l'azione coordinata di tutte queste figure siamo riusciti a raggiungere il target di cura della bambina che a poche ore dall'intervento era sveglia ed ha salutato gli anestesisti che erano al suo capezzale e il giorno dopo era già nelle cure dei colleghi encoematologi Pirani e Coccia che hanno sempre seguito la bambina prima dell'intervento e continueranno a seguirla anche nel follow-up».

«Cambiato il destino di una persona»

Le conseguenze sarebbero potute essere tragiche – ha detto il dott. Paolo Pierani, dirigente medico reparto Oncoematologia pediatrica dell’Ospedale Salesi - ed invece siamo riusciti a cambiare il destino di una persona. Un grande risultato, un grande sforzo organizzativo, una grande concordanza di intenti da parte di tutto l’ospedale. Questa collaborazione è forse la cosa più bella oltre naturalmente all’aver dato speranza alla nostra piccola paziente». Alla conferenza stampa erano presenti oltre al Direttore generale dell’Azienda Ospedali riuniti di Ancona Michele Caporossi, i catalizzatori Alberto Rossi e Simone Pizzi, gli oncoematologi Paolo Pierani e Paola Coccia, i neurochirurghi Roberto Trignani, Stefano Vecchion e Michele Luzi, gli anestesisti Pietro Martorano, Mirko Amici e Monica Pizzichini, i neuroradiologi Gabriele Polonara e Luana Regnicolo, il fisico sanitario Stefania Maggi.

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