Il pollo bio è di casa, Fileni: 90 milioni investiti negli ultimi tre anni

Inaugurati tre stabilimenti e ce ne sono in vista altri tre per il primo player europeo di carne avicola biologica. Il tutto nato negli anni '60 da un piccolo allevamento

il ministro delle Politiche Agricole, Centinaio, con Giovanni Fileni

Tre tagli del nastro in un solo grande evento. Da Jesi a Cingoli per condensare 90 milioni di investimenti negli ultimi tre anni e un fatturato che a fine anno raggiungerà i 408 milioni di euro, +12% rispetto al 2017. È l’ultimo, per ora, passo imprenditoriale di Giovanni Fileni, re del pollo biologico (primo produttore italiano nel settore) presentato al pubblico questa mattina in una grande presentazione davanti a tante personalità del territorio e non solo, vista la presenza del ministro alle Politiche Agricole Gianmarco Centinaio. Fileni, insieme a Centinaio, ha tagliato il nastro del nuovo magazzino 4.0: oltre 5mila metri quadrati, 108 robot, 18 elevatori e 3 chilometri di nastri trasportatori per merci che entrano e, nel giro di massimo 4 ore, sono impacchettate e pronte a raggiungere le proprie destinazioni. Il gruppo vi ha investito 18 milioni di euro. Il Ministro ha visitato con soddisfazione i nuovi impianti e ha promesso «uno stanziamento di 10 milioni di euro per premiare le Regioni con mense che usano alimenti biologici» perché, ha aggiunto «occorre una legislazione che tuteli chi fa veramente il biologico, senza trucchi. Non è possibile che un agricoltore davvero bio faccia rese uguali o superiori a quelle della coltura convenzionale. Il nostro Paese è quello che maggiormente sta lavorando sul biologico, questo e' un valore che va riconosciuto a livello europeo. Dobbiamo continuare ad andare in questa direzione, sono i consumatori che chiedono sempre di più prodotto biologico, quindi stiamo lavorando per migliorare sempre di più la parte legislativa, e per cercare di portare sempre più cibo bio nelle mense scolastiche». Oltre a Cingoli si sono tagliati anche i nastri di Jesi. A Montecappone, dove l’allevamento è stato recentemente ristrutturato e convertito al biologico, e a Ripa Bianca dove è sorto sullo storico stabilimento dove tutto è iniziato, il mangimificio, porta d’ingresso della filiera delle derrate prodotte dai coltivatori del gruppo. «L’acquisizione del mangimificio di Jesi, con la sua produzione di mangimi biologici al servizio della filiera, è un segno della qualità che vogliamo dare alla nostra produzione» ha spiegato Fileni.

Produzione che non rimane confinata tra i Castelli di Jesi ma raggiunge i confini della Vallesina in quel di Falconara, zona Rocca Priora, dove il gruppo sta realizzando su un terreno di 43 ettari, 13.600 metri quadrati di allevamento biologico, 16.500 di allevamento convenzionale, 650 ulivi e oltre 1000 metri di siepi d’alloro con 13 impianti di abbattimento odori e altri di trattamento e potabilizzazione di acqua. «Sono rimasto impressionato – ha detto Centinaio – dal profondo legame dei Fileni con il territorio». Investimenti che porteranno altri posti di lavoro. Già oggi i dipendenti sono in aumento, passati nell'ultimo anno da 1.939 a 1.998 (59 unità di personale in più) e un indotto che supera i 1.300 lavoratori. Alla cerimonia ha partecipato anche Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche che nel complimentarsi con Fileni («Quando capacità imprenditoriali e distinzione del territorio si uniscono, nascono le esperienze di eccellenza rappresentative del valore della nostra regione – sottolinea Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Marche – La storia di Fileni ci ricorda quanto sia necessario investire nell’innovazione dei processi produttivi con il rispetto di ambiente, lavoratori e sicurezza alimentare. In un luogo colpito duramente dal sisma è grazie ad imprese come queste che le comunità hanno potuto continuare a vivere e costruire») ha avuto modo anche di colloquiare con Centinaio per sollecitare l’impegno del Governo per la ricostruzione dal sisma. Presente anche il governatore regionale Luca Ceriscioli che, nel suo intervento, ha sottolineato anche la collaborazione tra Fileni e  l’Università di Camerino per l’allevamento degli animali senza l’uso di antibiotici. «È un tema – ha detto – poco conosciuto ma di grandissima importanza. Nei nostri Paesi è aumentata tantissimo la “farmacoresistenza”: persone con una infiammazione che non guariscono perchè a forza di alimentarsi con prodotti che nella loro catena di vita hanno assunto antibiotici, hanno sviluppato una assuefazione a questi farmaci che non funzionano più. Infezioni gravi che solo l’azienda ospedaliera di Torrette nelle Marche è in grado di trattare. Si capisce bene quindi  quanto sia importante affrontare questa strada ed essere già un passo più avanti degli altri. Questo è un grande vantaggio». 

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