Studenti, che delusione: «I Viet Cong sono i residenti di un villaggio irlandese»

L’inchiesta è stata condotta sul campo dai redattori della rivista mensile “Urlo” con un sondaggio sottoposto agli under 30. L’esito è da ridere. Anzi no

La redazione de l' "Urlo"

In Italia non furono mai approvate le leggi razziali, la seconda guerra mondiale finì nel 1943 e gli anni di piombo si chiamano così perché identificano un periodo in cui non c’era attenzione all’ecologia.  Revisionismo? No, ignoranza di un campione di giovani compreso tra i 18 e i 27 anni. L’inchiesta è stata condotta dalla redazione della rivista mensile “Urlo” diretta da Giampaolo Milzi e mette in luce la preoccupante realtà degli under 30 di Ancona e provincia. 
Il quiz di 10 domande a tripla risposta è stato sottoposto a 100 ragazzi di cui 71 studenti universitari all’interno delle facoltà. Per la precisione il campione è rappresentato da 55 maschi e 45 femmine tra cui, oltre agli studenti, ci sono 25 lavoratori, 3 disoccupati e uno studente-lavoratore. Le domande vertevano sulle basi della storia contemporanea e per ogni risposta disponibile ce n’era una corretta e altre due, in alcuni casi, inventate di sana pianta dai redattori. Risultato? A dir poco allarmante. 14 persone hanno risposto con esattezza a tutti i quesiti, in 17 ne hanno sbagliato solo uno ma ben 10 hanno sbagliato la metà delle risposte: «Non è tanto una questione di numeri, bisogna vedere quali risposte si sbagliano» ha osservato Milzi commentando i risultati dell’inchiesta. E c’è da ridere per non piangere. Ad esempio, alla domanda “In che anno iniziò la partecipazione dell’Italia alla prima guerra mondiale” ben 23 persone hanno scelto l’opzione 1914 anziché la corretta 1915. Secondo tre persone per Viet Cong si intendono “gli immigrati di origine orientale che vivono nel pittoresco e antico villaggio di Cong, in Irlanda”. L’esito fa accapponare la pelle quando si parla di leggi razziali: “Il regime fascista discriminò e perseguitò gli ebrei a partire dal 1938, quando furono approvate le leggi razziali?” Per 11 persone la risposta è stata “No, né furono approvate le leggi razziali” e 17 ragazzi hanno risposto “Si, ma solo con misure blande e poco incisive”. Questione di interpretazione? «No, è questione di fatti storici – spiega Milzi- in quel periodo ci furono famiglie intere finite sul lastrico, ai bambini ebrei fu negata la scuola e ci furono professori universitari licenziati». Non è finita. Per 11 giovani con l’espressione “anni di piombo” non si intende il periodo storico della lotta politica armata (risposta A) ma semplicemente “Poiché gran parte dei proiettili sono realizzati con il piombo l’espressione viene usata per definire i periodi funestati da guerre nel ‘900”. Assurdo? Non quanto i 4 che hanno scelto la risposta C: “Il piombo è inquinante e nocivo per l’uomo, vengono chiamati anni di piombo il periodo in cui i Paesi più industrializzati non avevano ancora maturato una coscienza ecologica e strategie di protezione ambientale”. 

«Le domande che abbiamo posto fanno parte dei programmi scolastici – ha commentato Milzi- i ragazzi hanno risposto anche con vuoti di memoria che potrebbero essere notizie mai apprese e che sono abbastanza scandalosi se non inquietanti. Nella riforma della “Buona Scuola” non si è affrontato il problema della priorità nella scelta dei programmi, poi c’è il tema della preparazione dei docenti e l’ammissione al ruolo del docente stesso. La riforma Renzi non ha affrontato questi punti e nell’attuale governo non se ne ha traccia. Questo ci preoccupa perché con la storia ci si mangia ed è maestra di vita». Tra i redattori che hanno presentato i questionari garantendo l’anonimato c’è Mascia Antonelli: «Abbiamo sottoposto il test dal vivo in modo che i ragazzi non potessero consultare supporti tecnologici, siamo andati nel bar dell’università, nei pub e negli altri luoghi di incontro. Uno ha guardato il test e me lo ha ridato dicendo che tanto non sapeva nulla» mentre Giuliana Di Girolamo ha spiegato che: «in tanti hanno messo le mani avanti dicendo che in storia non erano bravi e questo fattore ci ha colpito». Irene Coltrinari ha spiegato che: «molti ragazzi, soprattutto i lavoratori, sono stati diffidenti e ho dovuto spiegare loro che la nostra missione era evidenziare quanto sono profonde le lacune del sistema scolastico e non del ragazzo che non studia». 

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