Segre cittadina onoraria di Jesi, ma è polemica: «In tanti rimasti fuori dal teatro»

Binci, capogruppo del Pd: «Fuori tutti in fila, dentro spalti vuoti». La replica del Comune: «Colpa delle rigide norme sulla sicurezza». La senatrice ringrazia: «La vostra città è la mia»

Liliana Segre

«Ritengo che l’Amministrazione comunale debba delle spiegazioni a tutti quei cittadini che sono rimasti fuori dal teatro Pergolesi, invece di assistere alla consegna della cittadinanza onoraria a Liliana Segre».

A Jesi una polemica alimentata da Andrea Binci, capogruppo del Pd in consiglio comunale, ha accompagnato la cerimonia di ieri per il conferimento della cittadinanza onoraria alla senatrice a vita, che non ha potuto partecipare ma, attraverso l’assessore Luca Butini, ha inviato un toccante messaggio di ringraziamento. «Da oggi siamo concittadini e la vostra città sarà anche la mia» ha scritto nella lettera la Segre, testimone vivente dello sterminio nazista ad Auschwitz. Non tutto, però, è andato per il verso giusto, come rileva il capogruppo del Pd in una nota a proposito della gestione dei posti al Pergolesi: «E’ inspiegabile il fatto che fuori c’era una fila per entrare, mentre dentro il teatro era nella sua versione “ridotta”, per cui i palchi di 2° e 3° ordine, oltre al loggione, sono rimasti chiusi. Eppure per questa occasione era del tutto prevedibile che ci sarebbe stata folla. Di conseguenza, tolta la bellissima ed emozionante esibizione della Corale Santa Lucia che non si discute, l’organizzazione della serata lascia molto a desiderare».

Immediata la replica del Comune. «ll presidente del Consiglio comunale Daniele Massaccesi, salendo sul palco, ha chiesto pubblicamente scusa per lo spiacevole disguido che ha impedito a diversi cittadini di assistere allo spettacolo “Musica per la vita” al termine del quale vi è stato il conferimento della cittadinanza onoraria a Liliana Segre. Per un difetto di comunicazione si è avuto conoscenza solo in prossimità dell’evento che oltre cento posti erano stati prenotati dagli organizzatori, limitando pertanto in maniera significativa la capienza del teatro, già prenotato in forma ridotta, che a quel punto - per ragioni legate purtroppo alle rigidissime norme sulla sicurezza - non poteva più essere aperto nel secondo e terzo ordine. Il consigliere Binci sarebbe stato certamente coerente se, oltre a strumentalizzare la vicenda, avesse lasciato a qualcun altro il posto che a lui era stato riservato». 

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