Emporio solidale "Vestilbene", cosa trovare (e donare) nel negozio targato Caritas

La Caritas ha avviato una campagna informativa per educare i cittadini alla corretta donazione dei vestiti all'emporio solidale. Cosa consegnare e cosa no

L'emporio solidale Vestilbene

Non è un semplice punto di consegna, è un negozio di abbigliamento speciale. Vestilbene, l’emporio solidale dei vestiti della Caritas aperto lo scorso dicembre in via Podesti, sarà al centro di una campagna comunicativa specifica. Raccoglie i vestiti destinati ai più bisognosi, ma il punto è proprio questo: «Abbiamo visto che gli anconetani vanno educati- ha spiegato Stefano Ancona, volontario dell’associazione di solidarietà Santissima Annunziata Onlus- si è diffuso il concetto che il vestito che non va più bene può o deve essere usato da chi è meno fortunato, in realtà chi riceve quel vestito è una persona che ha una sua dignità e non vuole essere riconosciuto da un abito vecchio o macchiato indelebilmente. Il gesto il dono di una relazione, non un’elargizione del superfluo». Ecco dunque la campagna “Dona un abito, non un rifiuto” con manifesti in città, autobus e filmati sui canali ufficiali Caritas (GUARDA IL VIDEO). Un messaggio di solidarietà, ma anche un vademecum su cosa portare all’emporio. Alla conferenza stampa, ospitata nella sede Caritas di Ancona, ha partecipato Simone Breccia, direttore Caritas Ancona, il presidente della S.S. Annunziata, Carlo Miccoli,l'assessore comunale alle Politiche Sociali Emma Capogrossi e l’Arcvescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina: «Non ci vuole una visione di fede, sia noi che i bisognosi abbiamo stomaci da riempire e corpi da riparare dal freddo» detto Spina, citando nel proprio intervento San Giovanni Battista e fissando tre concetti chiave alla base di ogni donazione: «Dignità, libertà e carità». Emma Capogrossi è intervenuta per conto del Comune: «Siamo orgogliosi di aver creato un rapporto di alvoro fianco a fianco con la Caritas, è il modo migliore per affrontare le sfide e le condizioni in cui viviamo, compresa quella di far crescere il senso di comunità». Miccoli ha sottolineato che l’emporio garantisce un rapporto più umano tra volontario e persona che chiede il servizio: «Il fatto che non ci sia un bancone, insieme alla disponibilità di capi in buone condizioni permette all’utente di acquisire la dignità di cliente. E’ importante far trovare una struttura che non sia stigmatizzante».

Cosa si può donare

L’emporio accetta abiti nuovi, usati in buono stato, abiti semplici e moderni e abiti per tutti i giorni. L’invito è quello di non portare invece abiti logori, non dignitosi e che, in generale, il donatore stesso non indosserebbe. C’è anche un’altra raccomandazione: non consegnare abiti per persone anziane. Il target di riferimento è infatti di età compresa tra i 20 e i 40 anni. La stessa Caritas consiglia di contattare preventivamente l’emporio per chiedere se gli abiti che si ha intenzione di consegnare sono idonei oppure no. 

Chi usa Vestilbene 

I beneficiari dell’emporio sono per il 44% italiani, di cui l’80% residente nel Comune di Ancona e il 20% è senza fissa dimora. Tra gli stranieri il 63% arriva dall’Africa, il 25% da altri Paesi d’Europa, l’8% dall’Asia e il 4% dall’America. Vestilbene è frequentato soprattutto da donne (60%) tra i 23 e i 60 anni ma anche da famiglie con bambini (30% dell’utenza totale) di ogni età. 

Accesso ai servizi 

Simone Breccia ha fatto chiarezza su come è possibile usufruire del servizio, accessibile tramite una tessera a punti. «Chi ha bisogno passa per i diversi centri di ascolto e la sua situazione viene valutata da una commissione composta da assistenti sociali dell’Associazione, del Comune e di altri volontari. Viene assegnato un punteggio che si può pendere nel vestiario fino alla fine della stagione. Se poi c’è ancora necessità la procedura si può ripetere». 
 

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