Giorgio attore con la valigia: «Qui il teatro è morto, aiuterò i bambini in Polonia»

E' un attore e regista teatrale ma anche apprezzato mimo di strada. Sta per trasferirsi definitivamente a Cracovia dove si esibirà in palcoscenici particolari

Giorgio Rossi

Nei primi anni 2000 era uno studente di economia, si trovava in Polonia per una borsa di studio quando venne notato da un fotografo. Il ritratto comparve con sua sorpresa in una mostra sugli artisti di strada e quello fu il giorno che cambiò vita e carriera di Giorgio Rossi , 38enne di Civitanova ma anconetano di adozione. Giorgio, mimo di strada e attore teatrale di professione, in Polonia sta per tornarci. Il 26 gennaio partirà definitivamente per Cracovia e tra i suoi progetti c’è quello di sostenere i bambini disagiati con la Teatro Terapia. Lavorerà in due quartieri in via di riqualificazione, Podgórze e Nowa Huta, «Quando ero in Erasmus mi sconsigliavano di andare in quei posti, oggi i bambini di quei quartieri vivono di turismo fino a 10 o 11 anni. Raccolgono fiori di campo e li vendono all’equivalente di un euro, ma quando arrivano a 14 anni nessuno compra più quei fiori e cominciano a scontrarsi con la povertà vera rischiando di prendere brutte strade». Il teatro può dunque diventare una via di salvezza: «Attraverso le loro paure voglio far capire che i soldi non sono l’unica cosa importante e che ci sono altre vie da intraprendere. Andrò nelle scuole e nelle parrocchie, chiederò ai ragazzi di scrivere i copioni basandosi sui loro timori e il mio compito sarà quello di adattarli a una messa in scena teatrale. Non stravolgerò il loro lavoro, darò solo le minime lezioni indispensabili per poterli far salire su un palco». Un lavoro simile Giorgio lo aveva fatto a fine anni ’90 anche con i bambini dell’asilo di Camerino, prima di dedicarsi totalmente all’arte. E le spese?: «Sto cercando fondi per l’affitto delle sale e dei costumi» spiega Giorgio, che ha lanciato una campagna attraverso il sito gofoundme dal titolo “Bambini Disagiati Teatro Terapia”. Obiettivo 2.000 euro.

«Da noi il teatro è morto»

Nel suo curriculum Giorgio Rossi vanta spettacoli nei più prestigiosi teatri polacchi tra cui il Camelot (il teatro dove si esibiva un giovane Karol Woityla ai tempi del nazismo) o lo Slowacki (il teatro nazionale) e ha affinato le qualità artistiche studiando con il metodo Grotowski. In Italia ha aperto il festival di Volterra nell’anno in cui la manifestazione tornò alla sua location naturale: «Era un anfiteatro romano dove non si esibiva nessuno da 2000 anni, io ho rotto il ghiaccio aprendo quell’edizione che fu chiusa da Dario Fo». Nelle Marche si è esibito al Lauro Rossi di Macerata, ha portato i suoi spettacoli per beneficenza nelle zone terremotate. Alle Muse si è esibito in Romeo e Giulietta per sostenere i bambini del Salesi. La sua specialità? «Gli happening spiega l’artista- io chiamo il pubblico a recitare con me sul palco e faccio da regista in scena». Ma cosa cambia tra il mimo e l’attore di teatro e soprattutto tra Ancona e Cracovia? Tutto. «Ancona, a livello teatrale è morta, la sperimentazione di nuove forme di teatro non è accettata e ci provi solo se vuoi morire di fame. La stagione teatrale alle Muse è fatta da ottime compagnie che negli ultimi 3 o 4 anni hanno dovuto inserire personaggi televisivi famosi che magari non sanno recitare ma richiamano le persone. Qui deve essere l’attore che si preoccupa di portare gente a teatro, a Cracovia non è così. Io scrivevo il pezzo e lo portavo in scena e a riempire il teatro ci pensava chi di dovere». Questione di mentalità: «C’è una diseducazione teatrale ma non solo ad Ancona, anche in città come Genova e Roma si vedono queste situazioni. Se tuo figlio ti dice che vuole fare l’attore sembra una disgrazia, nell’est Europa c’è più incoraggiamento. Molte persone poi non sono qualificate per insegnare teatro e se fai un corso serio poi ti fanno pagare il perfezionamento con cifre spropositate. In cambio? Ti pagano in visibilità, ma con quella non ci fai spesa al supermercato».

L'esperimento sociale

«Ho voluto fare un esperimento sociale. La sera in cui ho fatto Romeo e Giulietta al ridotto delle Muse c’era il tutto esaurito, qualche giorno dopo mi sono messo davanti al Giuliani vestito da mimo e in 8 ore ho guadagnato solo 9 euro e 80 centesimi. A Cracovia in un sabato di lavoro mi ci pagavo l’affitto di casa, là il mimo non viene visto come un clown mascherato che chiede l’elemosina». Nei ricordi polacchi di Giorgio c’è un aneddoto che dice tutto: «A cracovia, mentre facevo il mimo per strada, si avvicinò una bambina e mi indicò esclamando “pajac!”. Voleva dire “pagliaccio”. La nonna le diede un buffetto e le disse di venirmi a chiedere scusa perché io ero un artista».

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